Review – La1919 – False Memory Syndrome

La 1919 — False Memory Syndrome
(Artisti Del 900 AD9 001, 2014, LP)

by Peter Thelen, Exposè , Published 2014-04-24

False Memory Syndrome Cover art

La 1919 from Milan has been around since the mid-80s, originally the duo of Piero Chianura (bass and synths) and Luciano Margorani (electric guitar and synths). In the mid-90s they began collaborating with drummers Chris Cutler and Charles Hayward, and other guests on voice, saxes, and clarinet. With the addition of drummer Federico Zenoni on False Memory Syndrome, they have officially become a trio. Shedding much of their post-punk and electronica baggage along the way, today their sound is in firm soundtrack territory with a seemingly strong Frippian / Crimsoid influence with evident jazz undercurrents and a healthy dose of avant garde experimentalism. The ten mostly instrumental tracks presented here are nothing if not adventurous, meandering through labyrinthine passages as they discover unusual sounds and mysterious textures. Compositions like “Il Sogno di FF” and “Progetti di Grandi Citta con Terraze” undertake some daring moves, but they also present some warm and compelling melodies amid the fabric of their arrangements, with superb playing at every turn. Much like KC in the mid-70s, or Bill Nelson to this day, La 1919 on False Memory Syndrome have a pioneering sound that knows few boundaries and pushes all the limits with abandon.

LA 1919

False Memory Syndrome | Artisti del 900

La1919-2014-False-Memory-Syndrome1-300x300Il progetto avant-prog di Margorani e Chianura, con il supporto della batteria di Federico Zenoni, torna come sempre quando meno te l’aspetti per ribadire il suo ruolo cardine, pur se da posizione strategicamente defilata. False Memory Syndrome segna anche la riemersione della gloriosa ADN (per l’occasione “declinata” come Artisti del 900) a rendere ancor più immancabile l’appuntamento con questo affascinante manufatto: il programma suddiviso tra la Side A e la Side False verte su atmosfere psichedeliche, post-prog e in opposition, cita i National Health e insinua la presenza di Lucifer Sam, schizza plastici di architetture ambient con Fabio Martini e innesca falsi ricordi di telefilm americani. Unici.

Enrico Ramunni – Rockerilla.

 

 

LA1919, False Memory Syndrome (2014)

Nati nel 1980 a Milano, grazie all’impegno di Piero Chianura (basso e synth) e Luciano Margorani (chitarra), La1919 è un progetto strumentale basato sulla composizione istantanea. Sono stati tra i primi gruppi italiani a realizzare dischi infarciti di ospiti in epoca pre-internet (scambiandosi nastri per posta) e hanno al loro attivo sei dischi in studio e due live, oltre che vantare collaborazioni con personaggi dell’area progressive e sperimentale come John Oswald, Chris Cutler (Henry Cow), Franco Fabbri (Stormy Six) e Fabrizio Spera. La musica dei La1919 è una fusione di generi che nel suo percorso ha raggiunto una forma propria senza dubbio più fruibile di quanto non fossero i primi lavori pubblicati. Questa nuova produzione, uscita per Artisti Del 900, prevede l’entrata in scena del valoroso Federico Zanoni alla batteria, che va ad unirsi ai già citati Chianura e Margorani. Questo in realtà non ha modificato il modus operandi del gruppo, sempre più convinto del percorso improvvisativo e strumentale libero da clichè. False Memory Syndrome non fa dunque eccezione e si muove su coordinate sicure in cui è possibile incontrare passaggi oscuri e tortuosi, melodici e vibranti. È un fluire di suoni e trovate piuttosto interessanti e a volte di difficile catalogazione, in un percorso dove le idee si sviluppano in modo armonioso e brillante. L’iniziale Fuzzy Trace Theory è una dichiarazione d’intenti. Il sound settantiano si dipana attraverso un groove ritmico imprevedibile e a spunti chitarristici di rilievo, con un mood psych sottolineato dall’ottimo interplay tra le parti. Spezie psichedeliche che aumentano in Marion Crane, con Margorani dispensatore di elementi ora più grevi ora più suadenti e una sezione ritmica che non perde un colpo e accentua le piccole sensazioni che si percepiscono lungo un tragitto infarcito di pulsioni tipiche dei ’70. In Uncle Dog Margorani arriva ad utilizzare una parte di Squarer for Maud dei National Health, in quello che è uno degli episodi maggiormente prog tra quelli proposti. In Falsi Incidenti troviamo alcuni degli elementi più cari ai La1919: ritmiche intricate, frangenti chitarristici di grande effetto, parti di Rock In Opposition, il tutto suonato con espressività e dinamismo. Torna la psichedelia in Progetti di grandi città con terrazze, con il trio davvero in stato di grazia (Margorani in testa). Il lato B è dominato da una sorta di suite divisa in cinque sezioni che si fa apprezzare per un flusso da jam band, inarrestabile e costruito con una certa padronanza. Cambi di tempo improvvisi e avanguardia (Hawaii 5.0), rumorismo psicotico (Il sogno di FF), dark wave (Una giornata particolare-ore 18), giochi armonici memori della lezione dei King Crimson (Una giornata particolare-ore 12), melodie autunnali e uggiose (Carla). False Memory Syndrome è un disco di pregio che rimette in moto la macchina La1919, con la speranza che i milanesi riescano ad emergere almeno un po’ dal sottobosco musicale in cui appaiono relegati da sempre. Lo meriterebbero davvero. (Luigi Cattaneo) Progressivamente.
I milanesi La1919, purtroppo poco noti, persino nel ristretto mondo progressivo, hanno ormai una carriera ultra trentennale alle spalle, fatta di parche uscite discografiche e di altrettanto sporadica attività live. Nati nel 1980 si possono definire figli del loro tempo in tutto e per tutto e la loro proposta musicale, estremamente personale e difficilmente inquadrabile o paragonabile ad altre realtà, è composta da tutto quello che era la musica d’avanguardia e sperimentale dei primi anni di attività, quindi matrice RIO, essenzialmente, ma tra le intricate tessiture sonore non è raro trovare riferimenti alla new wave post punk, ai King Crimson della seconda era, al Canterbury di fine anni ’70, soprattutto National Health e senza dimenticare certi indirizzi chitarristici alla Frank Zappa.
Il duo fondatore Piero Chianura (basso, synth e samples elettronici) e Luciano Margorani (chitarre e devices) per questa occasione fa accomodare al seggiolino della batteria Federico Zanoni, seggiolino che in passato è stato anche di personaggi non da poco quali Chris Cutler degli Henry Cow e Charles Hayward dei Quiet Sun. E parlando di Henry Cow non si può non notare l’idea della copertina che, con riferimento non troppo velato ai primi tre dischi della band inglese, quelli con la “calzetta” in copertina, riprende lo stile del disegno del secondo disco “Ars Sra” del 1987 e lo mette in campo rosso anziché nero. Dettagli sempre molto intriganti.
Il disco, per ora uscito in 500 copie in vinile e in alcuni supporti digitali promo, si dipana in due lavori separati entrambi di cinque brani, una “Side A” e, con riferimento al titolo del disco, una “Side False”. La “Side A” si avvia con “Fuzzy Trace Theory” e, con un cupo 7/4, scandito da un drumming rotolante sul quale chitarra e basso va a ripetere un secco riff in stile crimsoniano. Un avvio che mette immediatamente in buona luce un lavoro che sa proseguire tra chiaroscuri spesso sorprendenti, come in “Uncle Dog” all’interno della quale viene anche citato un fraseggio di chitarra tratto da “Sqarer for Maud” dal secondo album dei National Health o nella chiusura della prima parte con la notevolessima “Progetti di grandi città con terrazze”, già presente nel secondo già citato album della band “Ars Sra” e che qui ritroviamo più dilatata e se possibile più claustrofobica nelle parti cupe e più ariosa in quelle liberatorie, molto effettata e dai tratti persino space, psichedelici. Nella “Side False” ritroviamo tutti brani già presenti in precedenti lavori, soprattutto dal solito “Ars Sra”. Li ritroviamo spesso con durate più ampie, con arrangiamenti più elaborati, specie sul lato elettronico e talvolta con maggiore aggressività e incisività, aumentando il senso di spaesamento e quasi da incubo, un po’ più in direzione di certi Univers Zero. È l’esempio di “Hawaii” giocata tra riff più rassicuranti e altri decisamente angoscianti. E di temi angoscianti ne sono ricche tanto “Il sogno di FF”, presa addirittura dalla sua prima versione dell’audiocassetta del 1985, riempita di tranelli sonori e drappi scuri di pura inquietudine onirica. Non tragga in inganno neppure la dedica a “Carla” nel brano conclusivo del disco e ripresa da “Giorni Felici”, disco del 1997, perché la partenza slow e quasi melodica, finisce in un lacerato solo di chitarra che ci porta dritti in gelide e desolate terre nordiche.
Un disco di grande spessore, che mette in evidenza professionalità, voglia di sorprendere e di mettersi in gioco, anche dopo una carriera così lunga. Roberto Vanali – Arlequins
ADN

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