Review – VV.AA. – Ode to Marco Veronesi

Various Artists — Ode to Marco Veronesi
(ADN AgDuNu 001, 2015, CD)

by Peter Thelen, Exposè , Published 2015-09-25

Ode to Marco Veronesi Cover artMarco Veronesi was one of the founders of the Italian underground ADN label, who passed away in 2013 after a lengthy illness. This compilation (a limited edition of 300 copies) features various outtakes by a number of artists who were fundamental in the development of ADN during the 1980s. The set opens with “An Elegy” by the experimental electronic ensemble T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata), an eerie five-minute piece featuring haunting wordless female voice backed by multi-layered pulsating and incidental electronics and metal percussion. Riccardo Sinigaglia offers “Magik,” a piece of haunting Middle Eastern exotica where Sinigaglia plays all the instrumentation (an experimental cauldron of strings, percussion, winds, and electronics) with beautiful wordless vocalizations by Lilli Coda. Jumping forward a bit, we have “Fetides Humbert et Jacques” by La STPO, the typical craziness one might expect from this French band, a mix of spoken parts, odd vocalizations, mallet and metal percussion, saxes, and low growling bass with strange electronic sounds in play that, all taken, really sounds like nothing else. Following up on that we have “Black Phoebe” by the Motor Totemist Guild sans Grigsby, an odd and quirky chamber-rock piece for flute, piano, trombone, and percusion. Italian duo Sigillum S guides us forward with “Happiness in the Kooky Cracks among Dimensions,” beginning as an airy and peaceful keyboard piece with much added ambience, adding many strange electronic embellishments as it goes toward an almost frightening end. Jumping forward again, La 1919’s offering “Hcabial” approaches near symphonic proportions using layered keyboards, electric guitar, and percussive loops, all twisted up in a stew of musical madness. Jumping further forward, Merzbow offers a pulsating electronic rhythm overlaid with mega-blasts of snarly grating noise with “Mix 05.23.” The set closes with “Japa(n)chinko” by Cellula Ascolto Attivo, a nine-minute piece mixing industrial sounds and field recordings with voices, loops, odd instrumentation, and more. There are fifteen tracks in all, I’ve only detailed about half of what’s here, but if one appreciates challenging and experimental musical styles of all kinds, then you can’t go wrong with this one! The CD is packaged in a huge poster that folds down to roughly the size of the disc.

16 febbraio 2015

AA.VV.

ODE TO MARCO VERONESI

2014 – Agnostic Dumplings Nursery (sublabel di ADN)
[Uscita: 02/10/2014]

#Consigliato da Distorsioni

 

Ode To Marco CoverSolo incrociata per vie trasversali la sigla ADN, cercando il modo per reperire lavori introvabili ma allo stesso tempo leggendari (Tasaday, Nu Creative Methods). In realtà si tratta di un’etichetta storica che ha dato visibilità internazionale alla scena industrial sperimentale italiana. Tra i suoi storici fondatori, insieme a Piero Bielli, Alberto Crosta e Rudi Pavesi c’era anche Marco Veronesi al quale è dedicata questa raccolta a cui contribuiscono alcuni degli storici nomi dell’etichetta, insieme ad altri artisti autorevoli della scena in questione. La ADN nasce nei primi anni ’80 come fanzine dal nome “L’amore del nipote” e dal 1983 come etichetta nonché organizzazione di concerti ed eventi underground. La stessa sigla trasmuta nell’acronimo A Dull Note e poi, a fine anni 80 in Auf Dem Nil. Malauguratamente Marco ci ha lasciato il 2 ottobre del 2013 dopo una lunga malattia, ma la sua ricca eredità merita di essere approfondita e rivalutata. Dopo Maurizio Bianchi e il suo inabissamento dovuto alla folgorazione mistica per i Testimoni di Geova, la scena milanese ha conosciuto un periodo di grande fulgore creativo che ha preso piede proprio dal retrobottega di orologiaio di Marco Veronesi in via Decembrio. Insieme all’armonico meccanico e regolare di tutti gli ingranaggi di alta precisione, il nostro coltivava una passione altrettanto intensa per le atonalità e per tutti quei rumori inusuali associabili all’irregolarità di un modo onirico visionario e surreale. Dal suo negozio sono state diffuse le tape di F.A.R., Riccardo Sinigaglia, Sigillim S, La 1919 e Cristina Kubisch.

 

I quindici brani raccolti cercano di rievocare la sensibilità artistica e l’estetica creativa e avanguardistica sempre supportata dall’etichetta, senza esimersi da un noise elettronico e da tutta una serie di creazioni sonore assolutamente atipiche, piene di pathos, improvvisazione free form, sentori etnici e tribalismi. Apre i giochi una T.A.C. in formazione originale con un brano di intensa atmosfera sospeso sulla vocalità eterea di Monica Serra, An Elogy. Sentori di medio oriente e di esotico con tanto di sitar in Magik di Riccardo Sinigaglia. Più oscuri e criptici i BeNe GeSSerit di Alain Neffe. Francesco Paolo Paladino propone una pièce dissacrante e giocosa che fa il verso ai Fugs e ai Gong, Headfish/Eatfish, con inserti e distorsioni che dialogano e si intersecano con una languida melodia strumentale. Campo libero al free jazz più sgangherato e teatrale con La STPO. Fiati, ritmi e istrionismo contorto inBlack Phoebe di Motor Totemist Guid e odeimmersione in una psichedelia trasognata ed esoterica con Sigillum S. Deviazioni, field recordings, glitch degni dei migliori maestri della sonorizzazione da suspence per Angelo Avogadri e per i mitici francesi DDAA. Epopea trasversale di grande  intensità quella di La1919 con cromatismi strumentali e cambi tempo repentini. Sempre più sorprendenti i Tasady che con Ode Iperreale sembrano aver risvegliato in una danza impazzita e forsennata tutti gli orologi di via Decembrio in un estremo omaggio al ricordo di Marco.RLW con i riverberi cupi e inquietanti di Verbleichend. Cristina Kubisch racconta con i droni un paesaggio futuristico sidereo e malinconico. Assolutamente estremi i Merzbow con i loro cortocircuiti no wave e le loro compressioni a bassa frequenza. Cellula Ascolto Attivo propongono un collage polimorfo di registrazioni e suoni decriptati, forse a celebrare l’universo fantasioso e debordante a cui Marco Veronesi tentava di dare configurazione timbrica e sonora. Davvero un’opera preziosa, imperdibile, un omaggio colto e sensibile al nostro recondito più affascinante.

Voto: 7/10

Romina Baldoni

ADN

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