Enten Hitti – Via Lattea

Via Lattea è il nuovo progetto discografico dell’ensemble di ricerca musicale e performativa Enten Hitti. Il lavoro prende ispirazione dalla ricerca sul “femminile” e dalla trasmissione matrilineare della vita. È frutto di vari viaggi di ricerca nei luoghi in cui la cultura del “sacro femminile” ha preso corpo oltre 4000 anni fa: Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Indonesia… Le suggestioni storiche, geografiche sono state liberamente reinterpretate e trasformate in brani musicali che, pur citando in alcuni casi precisi mondi musicali, vanno nella direzione di cogliere lo spirito del “femminile” nella sua universalità. Via Lattea è dunque un omaggio alla qualità “femminile” e ai culti della Dea Madre riattualizzati con strumenti contemporanei. Allo stesso tempo è un omaggio alla galassia di cui facciamo parte ed incarna la ricerca spirituale, sospesa fra terra e cielo, dell’ensemble. Il tutto arrangiato con la sensibilità minimale, ipnotica ed evocativa tipica dello stile Enten Hitti.

Intervista di Davide Riccio

Ciao Pierangelo, ciao Gino. Un bellissimo progetto, il vostro, giunto – se non sbaglio – al decimo capitolo discografico con “Via Lattea”. “Nell’universo non abbiamo a che fare con le ripetizioni, ogni volta che passa un ciclo, qualcosa di nuovo viene aggiunto all’evoluzione del mondo e al suo stadio umano di sviluppo” scrisse Rudolph Steiner. Cosa continua e cosa aggiunge ed evolve “Via Lattea” nel vostro lungo percorso esplorativo della musica, e nondimeno dell’antropologia musicale?

Enten Hitti

Intanto grazie per la citazione di Steiner. Coglie l’andare del nostro percorso. “Via Lattea” certamente mantiene lo stile evocativo e minimale che ci contraddistingue, ma rispetto agli altri dischi è armonicamente piu curato. Con un uso degli arrangiamenti d’archi piu diffuso. Chissà forse in un lontano futuro, prima di lasciare i nostri corpi, ci piacerebbe fare un disco con un’orchestra intera. Potrebbe essere l’esito di un percorso che dalle pietre sonore e il post rock di vent’anni fa, arriva alla magnifica coloritura di un’orchestra classica!!!

Davide

Sappiamo che l’universo sonoro nell’uomo comincia nel grembo materno. Perché avete scelto come argomento centrale il sacro femminile e come lo avete sviluppato, attraverso quali punti da unire ed espandere?

Enten Hitti

Ci son tanti perché. Alcuni intimi e personali, di donne che non ci sono piu, ma ci hanno segnato la vita. E di donne che ci sono ora. E per questo siamo grati. In questo universo ci siamo mossi un po’ come flâneur che passeggiando colgono delle suggestioni, delle essenze. Senza un obiettivo, senza meta. Così gli idoli femminili incontrati a Cipro, a Creta, a Malta, in Turchia, in Irlanda, in Africa in Indonesia, al di là delle differenze di forma e linguaggio, ci portano verso un unico e splendente posto. Il posto delle origini.

Davide

Via Lattea” rimanda al mito di Eracle, figlio di Zeus con la mortale Alcmena, sarebbe diventato immortale solo succhiando il latte dal petto di Era, madre degli dei. Ma Eracle bambino strinse con troppa forza il seno della dea, facendo schizzare del latte verso il cielo, creando così la galassia della Via Lattea. C’è qualcosa, nella scelta di questo titolo, per ricordarci delle nostre connessioni cosmiche?

Enten Hitti

Sì, una cosa molto semplice. Quando riusciamo ad abbandonare il peso della gravità terrestre e alziamo gli occhi al cielo, il cielo siamo noi. Da lì veniamo. Lì ritorniamo.

Davide

Però, a proposito di mitologia greca, avete dedicato “Via Lattea” a Pallade Atena. Perché?

Enten Hitti

Atena è il femminile arcaico per eccellenza, il suo nome compare addirittura in alcune tavolette minoiche in scrittura lineare B rinvenute a Cnosso, è una discendente diretta delle dee uccello arcaiche… Le dee.

Tutti i suoi attributi parlano dei “poteri” del femminile arcaico: è ornata di serpenti che rappresentano il potere di rigenerazione del femminile: sul suo scudo è la Gorgone, il guardiano della soglia, con cui è in relazione il femminile che genera la vita (solo per darne una delle tante letture possibili); la accompagna lo sguardo chiaro della civetta, ovvero la Visione del femminile come essenza intuitiva oltre il sapere razionale, la visione del Cuore, che sa vedere nel buio…

E molto altro si potrebbe dire… per esempio sul fatto che nasca “con una armatura completa e d’oro”, un attributo che è un invito alla consapevolezza per ogni essere umano ad agirsi e vivere come dotato di tutte le risorse necessarie per fare fronte alla vita, nel modo migliore possibile, in ogni attimo…

Come colui che usa la lancia, altro suo attributo: ha un solo colpo disponibile, deve essere sferrato nella totale presenza!

Come nella musica, la nota, una volta suonata… è.

Insomma una Dea che manifesta la potenza e il mistero sacro dell’attimo della Vita, concetto intrinseco al chiaro sentire dell’arcaico femminile, e lo sintetizza.

Una Dea che coniuga oriente e occidente, portando in sé, oltre a tutto il patrimonio greco, memorie africane, egiziane e libiche… come la matrice aperta del nostro disco.

Atena, come la Sheela na Gig degli antichi miti irlandesi, include la trinità. Il presente, il passato, il futuro… nel qui e ora.

Atena è al tempo stesso un simbolo e un appello ad una modalità di adesione alla consapevolezza dell’attimo: l’infinito nel finito.

Davide

Ho apprezzato moltissimo tutto il disco, ma il mio brano preferito è “The compassion of a star”, che mi ha evocato nel titolo il Bodhisattva trascendente femminile e compassionevole del Buddhismo tibetano di Tārā (Stella). Avete in particolare scelto nei vostri brani, oltre alla dea Atena, altre figure più o meno mitologiche o storiche a cui ispirarvi per questo lavoro?

Enten Hitti

Ovviamente Perseo, protetto di Atena, rappresenta la necessità di agire, il coraggio di intraprendere la propria missione, l’aderire al fuoco della passione. Inoltre, a proposito di corrispondenze, possiamo ricordare che una delle letture possibili di Atena è una sua relazione con il buddismo tantrico; c’è notevole convergenza dell’ermeneutica stoica, secondo cui il nome Athena verrebbe da Aitheronaia, “abitatrice dell’etere”, l’etere è la quintessenza degli elementi, il vuoto in cui opera il pensiero e al tempo stesso fuoco celeste; la tantrica Kundalinî, a sua volta, quando sale lungo i canali delle nadi (sushumnâ-nâdî), è detta Khecarî, cioè la “moventesi nell’etere/nel vuoto”, e questa denominazione è quasi identica alla stoica Aitheronaia.!!!

Davide

A quali culture vi siete rivolti? Qual è stata la vostra chiave reinterpretativa delle diverse suggestioni culturali e storico-geografiche? Cosa le ha unite?

Enten Hitti

Abbiamo cercato di trovare l’uno. Ciò che unisce. Ma senza una via razionale e strutturata. Come dicevo, ci siamo mossi, come il flâneur di Baudelaire e di Walter Benjamin nella Parigi del XIX secolo. Cercando delle fonti che ci dicevano qualcosa. E questo qualcosa ha dato il la per comporre dei brani fatti oggi. Così Africa, Mediterraneo, mondo celtico o Indonesia sono specchi di un’unica luce.

Davide

Cos’è oggi, riattualizzata, la dea Madre, cosa un suo culto possibile? Qual è il suo significato per voi in questo ciclo storico chiaramente fondato e incentrato sull’asse invece patriarcale?

Enten Hitti

Si può sintetizzare in un solo motto: ritorno alla Civiltà!

La nostra epoca è la punta di un iceberg, di un processo che in molti secoli ha progressivamente distrutto il Senso del Sacro. Il Senso del Sacro è connesso alla chiara percezione del valore immenso del Bios e della Vita come intrinsecamente aderenti all Uomo. Un’Umanità sacra incarnata in un Corpo Sacro.

Se l’Uomo perde il Corpo, perde sé stesso; la riconnessione con Atena, con il Femminile arcaico, con le nozze alchemiche, con Il Sacro Vero e la sola strada possibile per ri-fondare una vera societas, cioè un luogo di relazione fondato sul rispetto umano del Sacro. Lontano dalle ambizioni funeste del potere temporale. Questo vivevano e incarnavano profondamente i culti della Dea. A questo occorre tornare per avere una chance non distruttiva nella nostra futura evoluzione.

Davide

Il vostro progetto nasce come laboratorio sonoro volto a sperimentare le intersezioni tra musica elettronica e musiche rituali ed etniche, anche preistoriche, quindi acustiche. In questo vostro lavoro non si fa uso dell’elettronica come in altri vostri precedenti lavori. C’è una ragione precisa?

Enten Hitti

Beh, è una possibilità. Un disco che va verso il ritorno a casa, anche dal punto di vista sonoro deve essere coerente. Gli strumenti “classici”, reali, meglio si prestano a portare con sé l’eco delle origini e del sacro.

Davide

Negli anni avete collaborato (o hanno collaborato con voi) moltissimi musicisti di grande valore. Officine Schwartz, Eraldo Bernocchi, Walter Maioli, Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti, Battiato, Tran Quang Hai, Sainkho solo per citarne alcuni. Anche “Via Lattea” si arricchisce di moltissimi ospiti, tra cui spiccano sicuramente Juri Camisasca, Jenny Sorrenti, Claudio Milano e gli altri tutti. Ci sono diversi e diverse cantanti eccellenti in questo lavoro per cui la voce, sicuramente il nostro primo strumento musicale, è stata al centro delle loro ricerche. Qual è stato il compito proprio delle voci in questo lavoro?

Enten Hitti

La voce è lo specchio dell’anima. Più e meglio di qualsiasi altro strumento. Per questo non c’è un solo brano che non sia anche cantato. Magari con lingue inventate o con un mantra o dei vocalizzi. Il compito delle voci è stato questo. Dare anima ai brani! Sappiamo che in fase di registrazione, alcune volte, non abbiamo usato microfoni eccellenti e così le voci paiono talvolta un po’ indistinte e fredde. Ma questo effetto nel complesso del disco ci sta. Una sorta di anima lontana, antica, opaca…

Davide

Tra i numerosi ospiti, è presente la Gamelan Gong Cenik. Le orchestre gamelan affascinano l’occidente fin dalla fine dell’Ottocento, a cominciare da Debussy e Britten, soprattutto perché l’intonazione di ogni orchestra gamelan è unica fin dalla costruzione degli strumenti. Con quali scale modali musicali avete prevalentemente lavorato in questo disco e perché?

Enten Hitti

Beh, gli strumenti del Gamelan che abbiamo usato sono originali. Giunti a noi via nave! Grazie al direttore dell’ensemble Enrico Masseroli che viaggia fra Italia e Bali da piu di 30 anni. Tutti gli strumenti sono stati accordati a Bali con il la a 440HZ in modo da essere compatibili con gli strumenti occidentali. E nella loro scala classica pentatonica – DING DONG DENG DUNG DANG- corrispondente ai nostri SI DO RE FA DIESIS e SOL hanno di fatto orientato la pulsazione del brano di apertura. In altri brani abbiamo usato delle pentatoniche minori, delle scale modali lidie, frigie e misolidie o semplicemente delle accordature aperte basate su tonica e quinta. Le caratteristiche “sospese” di queste scale le rende piu affini ad un sentimento arcaico e “femminile” …

Davide

Avete sempre dedicata particolare attenzione, oltre che alle installazioni sonore, alle performance musical-teatrali e alla musica dal vivo come esperienza particolarmente coinvolgente, come gli sleeping concert o i concerti nel buio. Al di là di questo difficile momento per l’attività musicale o performativa dal vivo, o magari anche in ragione di ciò, avete previsto qualcosa per la “Via Lattea”? La suonerete o la state già suonando in pubblico; e con quali caratteristiche? Cosa seguirà?

Enten Hitti

Beh, portare un disco come questo dal vivo non è semplice. Tanti strumenti, tante voci. La formazione ideale sarebbe con un quartetto d’archi piu pianoforte, liuti, oboe, cetre ed altri strumenti di coloritura. Abbiamo giocoforza scelto una formazione piu stringata con 4/5 musici e una cantante. Cercando di andare all’essenza del disco. E proprio in questo periodo stiamo “componendo” il tour di presentazione. Auditorium, Teatri, Festival e luoghi archeologici. La prima data confermata sarà in Valtellina il 25 aprile 2022 in collaborazione con un gruppo di danzatrici non professioniste giunte alla danza dopo un percorso decennale di danzaterapia guidato da Ilaria Atena Negri. Sarà una buona occasione per rendere omaggio al femminile avendo sul palco un gruppo di 15 donne davvero coraggiose. Avremo musica, danza e visuals proiettati. Un buon inizio! Propiziatorio per la stagione estiva!

Davide Riccio (Kultunderground)

 

 

“L’uomo risponde al cielo ed alla terra” troviamo scritto nel Huang Di Nei Jing il Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo, l’antico trattato di Medicina Tradizionale Cinese. Via Lattea, decimo album degli Enten Hitti, risponde esattamente a questo enunciato, ci spinge in alto, facendoci scivolare nello splendore ed incanto nelle dolci acque del fiume celeste e ritornare a terra, all’abbandono nelle sicure e accoglienti braccia materne.
Un album di una bellezza disarmante, uno spazio accogliente in cui abbandonarsi, sentirsi accolti, cullati, proiettati in alto senza vertigine o paure, in quiete. Perdersi nel proprio sorriso, che spontaneo arriva brano dopo brano, per quanta serenità e gioia riesce ad evocare. Lo trovo un lavoro prezioso, medicina musicale a cui attingere senza cointroindicazioni. Tracce nate da meditazioni e registrazioni, con suggestioni antiche, nate da viaggi di ricerca nei luoghi dei culti della Dea Madre: Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Tibet, Indonesia. In questi luoghi si è trovata traccia della cultura del “sacro femminile” che prese corpo oltre 4000 anni fa. Proprio ai culti del femminile, e alla trasmissione matrilineare della vita è dedicato questo disco, una ricerca musicale sulla “Linea materna”.

Gli Enten Hitti nati nel 1995, sono un gruppo aperto, fondato da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape. L’anteprima che abbiamo il piacere di ospitare oggi è per il loro nuovo video Where Orion Fish Dream. Sono felice di poter fare delle domande su questo incantevole album.

Il titolo di questo splendido disco “Via Lattea” sembra ricondursi al simbolismo di nutrice universale, un po’ come una grande madre. Questa galassia viene raccontata anche come ponte tra cielo e terra. Credo che questo vostro progetto attinga dalla terra (fate uso anche di strumenti musicali tradizionali) ed accompagni l’ascoltatore in spazi astrali; ci ricorda il collegamento con la nostra essenza più eterea…    
Ciò che sta sotto sta sopra… diceva qualcuno. L’uno lo specchio dell’altro. Senza volerlo capita spesso che nei nostri viaggi sonori partiamo da qualcosa di estremamente arcaico e “terrestre”. Pietre sonore, legni, bambù, zucche, tamburi di terra… Poi suonando inevitabilmente si crea un’atmosfera eterea, impalpabile, ipnotica. Non è cercata. Esce così. La linea verticale, che ci spinge verso lo spirito, naturalmente si manifesta!

Ci avete regalato un viaggio musicale che suona come un’ode alla natura, ritmi e profumi che toccano aspetti profondi che ci accomunano tutti. Le voci femminili sono intessute in questi brani come dolci ninne nanne, declinati in tappeti sonori (“Compassion of a star” “What Clouds Know”), canti tribali (“Beyond the Saffron Colored Ways” “Where The Orion Fish Dream”), mantriche (“Via Lattea”), canti sacri (“Love’s consequences”), o forma canzone (“Alma De Niqua”). Ci raccontate delle collaborazioni femminili?
Una delle poche cose che abbiamo cercato con determinazione in questo lavoro è stata, appunto, di dare spazio alle voci femminili. Sia per il tema del disco che per la naturale affinità con la nostra musica. Abbiamo scelto di viaggiare su più voci per avere una tavolozza di colori il più ampia possibile. Cosi c’è la dimensione più tribale con Afra Crudo, quella più ampia e corale, profumata di oriente, di Paola Tagliaferro, quella lirica e antica di Julia Berger, ma anche l’approccio alla canzone con Jenny Sorrenti e Mari Celeste Criniti. Poi abbiamo cervato alcuni elementi “yang”. Con Claudio Milano che si è inserito con delle voci lontane quasi da altri mondi e con Juri Camisasca. Juri l’avevamo incontrato già in altri progetti. Nell’immensa opera “De Musica” di Francesco Paladino dedicato a San Agostino la sua voce esprimeva l’equilibrio perfetto fra yin e yang. Il suo canto, carico di sacralità, era il giusto complemento nella tavolozza di voci presenti.

Un altro contributo è stato quello di Lorenzo Pierobon agli armonici, questo canto ha antiche tradizioni in Mongolia o in Tibet come elevazione spirituale…
Certamente il canto con gli “overtones” ci ha incuriosito da tantissimi anni. Avevo seguito molti anni fa Tran Quang Hai, uno straordinario maestro di canto armonico (maestro fra l’altro di Demetrio Stratos) che con il suo stile concreto e pragmatico aveva aperto con naturalezza le porte alla dimensione spirituale di questo modo di usare la voce. Nelle origini, certo, c’era anche la necessità di far arrivare il suono della voce negli enormi spazi della Mongolia. Terra di pastori e cavalli bradi. Anche in questo caso far viaggiare gli armonici della voce sulle lunghe distanze è metafora di un viaggio interiore. In un disco che vuole anche essere un viaggio interiore nella dimensione del “femminile” non poteva mancare il canto armonico!

Vi definite un gruppo aperto alle collaborazioni. Questo senso di completezza che evoca il disco vede il contributo di diversi musicisti, con cui avete creato un ensemble, chi sono? Li rivedremo sul palco nelle vostre performance live?
Abbiamo coinvolto davvero tantissimi amici in queste registrazioni e la speranza è di poter avere delle situazioni live che consentono di avere in scena tutti gli ospiti presenti. Da Vincenzo Zitello ad Antonio Testa, da Juri Camisasca a Jenny Sorrenti. Da Claudio MilanoLorenzo Pierobon a Paola Tagliaferro… Stiamo cercando Teatri e Festival in grado di capire il valore della proposta e di mettere a disposizione un budget che consenta di avere un ensemble completo. In parallelo abbiamo elaborato delle formazioni “essenziali” con cui fare le prime presentazioni. Pierangelo Pandiscia al liuto e ai metallofoni, Gino Ape allo xilofono e all’oboe, Jos Olivini al pianoforte, salterio, fisarmonica, Giampaolo Verga al violino, Antonio Testa alle percussioni e la voce bella e duttile di Carmen d’Onofrio.

Il vostro terzo video “Where Orion Fish Dream” che abbiamo oggi in anteprima mi ha suggerito la visione taoista: la volta celeste come Tao, spazio in potenza in cui si può manifestare la vita; cielo e terra (principio maschile e femminile) si incontrano, gli embrioni danno luogo alla vita, il cuore ne accoglie lo Shen, lo spirito. Si sviluppa la vita, con l’energia di nutrimento della terra ed il che illumina la coscienza; i serpenti a formare un’otto, simbolo di ri-creazione, infinito moto perpetuo vitale…
Che meraviglia! Hai detto tutto. Hai colto tutto!!! La sola cosa che posso aggiungere è che in tutto questo video ci sono riferimenti all’acqua. Creature degli abissi e profondità oceaniche. Da lì veniamo. Acqua come analogia del femminile e origine della vita!!!

Vi ho conosciuto partecipando ad una vostra performance di sleeping concert con Sainkho Namtchylak. Avete esaudito un desiderio che avevo da tempo, nato ai concerti dei Sigur Ros: poter assistere ad un concerto sdraiata, godere della musica in stato di veglia e nel passaggio verso il sonno. Esperienza indimenticabile! Avete suonato ininterrottamente tutta la notte, il vostro intento è quello di ampliare le percezioni dei partecipanti, scambiarsi e condividere sogni. Com’è nata questa idea di creare una “Comunità di Onironauti Sonori”?
Intanto c’è una predisposizione ed un antico interesse verso la dimensione del sogno. In letteratura, nei fumetti, nel cinema… Da lì è nata l’idea, una dozzina d’anni fa, di creare “concerti del sogno” in cui sperimentare la natura ipnotica dei nostri suoni creando una partitura che aiuti i partecipanti a modulare l’alternanza fra veglia e sonno/sogno. C’è di più. Non è solo un fatto performativo. C’è anche l’idea, in un periodo storico di frammentazione ed inaridimento di relazioni comunitarie vive, di creare momenti “tribali” in cui si sta assieme. Dormire assieme, sognare assieme anche per piccole comunità è un passo importante per riavvicinarci alla nostra umanità!

Credo che per riuscire ad accompagnare musicalmente gli ascoltatori con la vostra attitudine, fuori dall’ordinario, non basti la ricerca e conoscenza musicale, è evidente un percorso personale di consapevolezza ed elevazione dell’animo umano. Qual è il vostro?
Beh, ognuno di noi ha fatto la sua strada. Anche con percorsi molto diversi. Dallo yoga all’astrologia, dai tarocchi al bondage, dal Tai Chi alla meditazione… Personalmente reputo di gran importanza il percorso fatto seguendo Jodorowsky e le esperienze con alcune confraternite sufi sia in Turchia e Cipro che nel deserto del Sahara.

Per la copertina del disco, la mano inconfondibile di Matteo Guarnaccia, cosa vi lega?
Matteo è stato un mito della nostra gioventù. I suoi disegni e libri ci hanno sempre attratto. In alcune occasioni abbiamo avuto modo di incrociare i percorsi (ad esempio nell’organizzazione del concerto tributo a Claudio Rocchi all’Out Off del 2018) e la sua floreale visione del femminile ci ha convinti a chiedere un’immagine per la nostra copertina. Così è stato!

Gli Enten Hitti sono nati nel 1995, l’anno successivo vede il vostro esordio discografico con “Giant Clowns of the Solar World“, che sarà ri-prodotto con una nuova veste e titolo in italiano nel 1997 dal Consorzio Produttori Indipendenti di Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti. Cos’è rimasto di quella esperienza?
Anni fulgidi. Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti con “Taccuini. Collana di Musica aliena” volevano allargare il successo commerciale del loro Tabula Rasa Elettrificata dando spazio a proposte musicali insolite e coraggiose. C’era un gran fermento e voglia di fare. I concerti al Tunnel di Milano o alla Casa degli Artisti di Roma hanno segnato un clima e una direzione. Come dire… SI PUO FARE!!!

Cosa significa Enten Hitti?
Questa è una vecchia storia. Nel ’95 in epoca post-punk suonavamo in oscure cantine e fra il colorato pubblico di amici e conoscenti era uscito questo suggerimento: “I ti purgo”. L’abbiamo contratto dopo qualche mese in ITTIPURGO. Poi ancora nel giro di qualche mese, anche a seguito della lettura di un classico del filosofo danese Soren Kierkegaard “Enten Eller” è arrivato Enten Hitti. Questo nome inventato richiudeva molte cose. La tensione fra estetica ed etica del libro di Kierkegaard e la suggestione un po’ stramba per l’antica civiltà degli Ittiti. Amore per l’archeologia misteriosa, la pulsione verso la bellezza, l’ancora dell’etica comunitaria. C’era tutto!

E. Joshin Galani (OffTopic Magazine) 21/03/2022

 

 

Via Lattea è il nuovo album degli Enten Hitti, ora disponibile anche in vinile, e la copertina è opera del compianto Matteo Guarnaccia

È disponibile anche in vinile adesso Via Lattea, il nuovo album degli Enten Hitti, lavoro con la copertina realizzata dal compianto Matteo Guarnaccia. Si tratta dell’ultima opera concepita dall’artista per un album prima della sua scomparsa.

Guidati da una stella, che ci vede sia quando la osserviamo di notte che quando non possiamo più nemmeno lontanamente scorgerla di giorno, gli Enten Hitti ci conducono in questo loro viaggio; lo fanno anche attraverso il video di Compassion Of A Star, realizzato da Rino Stefano Tagliaferro (Studio KarmaKina) che ha scomposto e animato l’opera di Matteo Guarnaccia per farne un videoclip di animazione.

Il dipinto è stato intitolato dallo stesso Guarnaccia Donaflor ed è un omaggio alla psichedelia e alle figure femminili del periodo del flower power. L’immagine riflette soprattutto lo sguardo, che nel videoclip descrive, per così dire, l’essenza della vita.

Abbiamo intervistato, a poco più di un anno dalla volta precedente, Pierangelo Pandiscia, uno dei due fondatori dell’ensemble insieme a Gino Ape, e non potevamo non partire proprio da come si era conclusa l’ultima chiacchierata in sua compagnia, visto che veniva anticipata proprio l’uscita del nuovo album Via Lattea.

 

Alla fine della precedente intervista del settembre dell’anno scorso ci avevi anticipato che avevate completato questo nuovo album, Via Lattea, che nella nota stampa viene descritto come un lavoro “dedicato al femminile, alla ricerca di una nuova via matrilineare e, allo stesso tempo, alla Galassia di cui facciamo parte”.

Sì, Via Lattea è il disco uscito nei mesi scorsi in CD ed edizioni digitali e ora anche in vinile con una versione speciale limitata di 300 copie per la collana Artisti Del 900 di ADN RECORDS.  È un lavoro su cui si sono concentrate tante cose: i viaggi in Indonesia, Irlanda, Africa e bacino del Mediterraneo alla ricerca dei culti della Dea Madre. Ma anche vicende personali. Tributi a donne del passato e donne del presente. Un incrocio fra emozioni personali e interessi antropologici. Con la Galassia che muta ci guarda attonita nelle nostre vicissitudini umane.

Si legge anche, sempre nella descrizione che accompagna il vostro lavoro, “un disco che naviga fra evocazioni, minimalismi e atmosfere ipnotiche”.

Come in altri lavori si sente il nostro approccio alla musica che resta, minimale, evocativo, spesso ipnotico. In Via Lattea, però, abbiamo lavorato di più sugli arrangiamenti e sulla disposizione spaziale dei suoni. Credo che questo si senta. Alcuni brani suonano quasi “Classici” grazie agli arrangiamenti di violoncello, viola, contrabbasso e violino. Anche nei brani con voci lontane che derivano da riletture di musiche rituali africane, l’atmosfera resta sempre piuttosto sospesa. Non so dire se bella o brutta. In questo disco forse le categorie che è meglio usare sono quelle di “alto” e “basso”. Sì, Via Lattea tende e vuole andare verso l’alto. Verso una dimensione più sottile ed eterea.

Questo nuovo album degli Enten Hitti è caratterizzato dalla copertina del grande e indimenticato Matteo Guarnaccia. Com’è nata la collaborazione con lui?

La collaborazione con Matteo è nata da uno scambio di occhiate nel backstage del Teatro Out Off (a Milano, ndr). Avevamo suonato in apertura del concerto per Claudio Rocchi nel 2018. C’erano tantissimi musicisti ed ospiti, da Omar Pedrini a Jenny Sorrenti, da Alberto Camerini a… Matteo Guarnaccia. Ci siamo guardati e abbiamo fatto una battuta: “magari facciamo qualcosa assieme”. Così, dopo un anno, è arrivata l’immagine per la copertina di Via Lattea

Il nuovo singolo è The Compassion Of A Star con tanto di video di Rino Stefano Tagliaferro che si sviluppa tenendo conto proprio della copertina dell’album di Guarnaccia.

Il video di The Compassion Of A Star, che abbiamo deciso di pubblicare il 26 ottobre, è basato sull’immagine di copertina del disco che è stata frammentata ed animata in migliaia di frammenti da Rino Stefano Tagliaferro. Un lavoro enorme. Con un risultato molto “psichedelico”. In perfetta coerenza con il vissuto di Matteo Guarnaccia.

 

 

A proposito di collaborazioni, parliamo anche di alcuni ospiti dell’album come Juri Camisasca, Vincenzo Zitello e non solo.

Alla base delle nostre collaborazioni ci sono sempre delle amicizie e delle corrispondenze. L’aspetto professionale certo è importante, ma non vale nulla se non è affiancato ad un incontro umano. Così è stato. Cosi è. Certo, le persone coinvolte in Via Lattea sono davvero tante: Vincenzo Zitello, Juri Camisasca, Jenny Sorrenti, Paola Tagliaferro, Claudio Milano, Lorenzo Pierobon, Antonio Testa e tanti altri. Ci piacerebbe avere un’opportunità dal vivo in cui possano essere presenti tutti. La stiamo cercando…

La vostra musica e le esperienze che fate vivere con la vostra musica, ad esempio con gli sleeping concert, sono tante. Avete intenzione di sperimentare altro in questo senso? O, se preferite, a che punto è la vostra ricerca spirituale (non so se vi piace come termine) che si riflette nella vostra musica e viceversa?

Il termine “spirituale” non ci dispiace affatto. Anzi. Per noi “spirituale” significa l’essenza delle cose. La fonte delle fonti. È una ricerca entusiasmante e molto affascinante e sicuramente andremo avanti su questa via. E nelle situazioni performative andare all’essenza significa toccare anche l’essenza dell’uomo. Le sue emozioni antiche. I suoni aneliti e i suoi sogni. Così nei concerti notturni, nelle caverne, nel buio assoluto o ancora nei labirinti sonori in cui ci si perde per ritrovarsi sento che sia noi che il pubblico può toccare dei sentimenti importanti. Non sempre avviene, ma quando avviene è davvero una benedizione. In questo momento stiamo percorrendo anche una via più classica: tematiche, musica e pubblico in forme “normali”. Anche questo va esplorato.

Il prossimo 10 dicembre, nell’anniversario della “Dichiarazione Universale dei diritti umani” pubblicheremo un video con musiche e letture effettuate da un gruppo di attori, giornalisti, artisti. Donne e uomini. Per ricordare semplicemente cosa rende umani gli umani. Anche questa è una via!

Leonardo Follieri (JamTV) 18/11/2022

 

 

Etnomagie

Conservo ancora la copia in edizione limitata uscita su Amplexus nel 1996 del loro esordio “Giant Clown of the Solar Wind” riproposto l’anno dopo con altro titolo e nuova veste grafica dal Consorzio Produttori Indipendenti, l’inizio di un lungo e fruttuoso viaggio per il gruppo fondato da Pierangelo Pandiscia Gino Ape, ma aperto sempre a svariati collaboratori o sarebbe meglio dire spiriti affini. I due li abbiamo trovati più volte nei dischi recenti di Francesco Paladino che ha curato anche il loro nuovo video. E poi come dimenticare i numerosi “sleep concert” e una ricerca incessante che attraversa le musiche del mondo, varcando i confini di terre incognite, tra radici ancestrali, etnomagie, costellazioni di suoni che portano dritto alla “Via Lattea“. Una via matrilineare in questa parte del viaggio, nei luoghi millenari del sacro femminile di cui si è trovata traccia a Cipro, Creta, in Irlanda come in Sud Africa o in Indonesia. Un omaggio al culto della Dea Madre che si dispiega in dodici tracce corali, perché molte sono le voci, i colori, i suoni e gli strumenti coinvolti che citarli tutti occorrerebbe troppo spazio. E tuttavia spiccano gli archi di Vincenzo Zitello nella commovente The Compassion Of A Star, lo zither di Alio Die ad accompagnare il canto in aramaico antico di Mari Celeste in Love’s Consequences, il salmodiare mantrico di Juri Camisasca in That Careless Stream Flowing Inside Us, il Gamelan Gong Cenik ensemble che apre Via Lattea ed infine la voce color della luna di Jenny Sorrenti a chiudere in Alma De Niqua. Il viaggio continua…

(7/8)

Gino Dal Soler (Blow Up) Marzo 2022

 

 

“Un lavoro che si ispira alla ricerca sul ‘femminile’ e sulla trasmissione matrilineare della vita”, sintetizza il comunicato che introduce il nuovo album degli Enten Hitti, formazione aperta che ruota attorno a Pierangelo Pandiscia (strumenti a corda e metallofoni) e Gino Ape (piano, oboe, xilofono e che qualche lettore probabilmente ricorderà per quel Giganteschi Pagliacci del Mondo Solare che usciva 25 anni fa, pubblicato nella collana Taccuini del Consorzio Produttori Indipendenti. Via Lattea‘ proietta l’ascoltatore in un universo sonoro che evoca telai e giardini magnetici anni ’70, alimentando senza nostalgie e né inciampi new age un filone immeritatamente trascurato della tradizione avant italica. Tra i molti ospiti segnaliamo le incursioni di Juri Camisasca Jenny Sorrenti.

73/100

Alessandro Besselva Averame (Rumore) Marzo 2022

 

 

Gli Enten Hitti di Pierangelo Pandiscia e Gino Ape sono artefici di una delle esperienze più avventurose della musica sperimentale italiana. Nati a Milano nel 1996, la loro attività si manifesta subito con una forte vicinanza alla spiritualità e alla trascendenza, legando chiaramente il mondo orientale a quello occidentale in una sacralità che non ha alcun dio o ideologia da imporre con la forza, ma che laicamente ricerca un linguaggio comune per far dialogare e convivere ogni uomo del mondo, qualunque sia la sua religione o la sua cultura. Potrebbero definirsi i Popol Vuh italiani, ma probabilmente sarebbe una semplificazione eccessiva. Sta di fatto che nel corso di ormai più di venticinque anni di carriera e dieci LP all’attivo, si sono contraddistinti con performance dal vivo uniche che vanno dagli sleeping concert ai concerti al buio, da installazioni sonore a reading concert. I primi, in particolare, sono concerti che si realizzano da mezzanotte all’alba, in cui l’ascoltatore si presenta in sacco a pelo e può ascoltare la musica, meditare o addormentarsi per poi svegliarsi in un secondo momento, proponendo una versione eniana forse definitiva di musica da ascoltare o non-ascoltare, a piacimento del (non) ascoltatore.
Con “Via Lattea” tornano in grande stile, con una serie infinita di collaborazioni scegliendo tra i migliori musicisti della scena milanese e non solo, non tradendo affatto la loro poetica unica, via di mezza tra la spiritualità mistica dei Popol Vuh e il neoclassicismo dei Dead Can Dance, mantenendo costantemente la loro identità, che dovrebbe essere in generale un orgoglio del mondo culturale milanese.
Nei brani di sacralità laica emerge la title track, con un inizio minimal di una nota ribattuta (quasi come “In C” di Terry Riley), che poi assume sempre più sonorità orientali sino al canto angelico femminile e successivo piano e fiati al limite del jazz. Uno dei momenti più elevati è “Compassion Of A Star” (con la voce di Claudio Milano e Paola Tagliaferro), forse un’apoteosi di commozione e di equilibrio, vertigine poetica a due voci (una femminile e una maschile) che arriva a far pensare a capolavori come “Hosianna Mantra”.
That Careless Stream Flowing Inside Us”, con la voce di Juri Camisasca, rimanda al più alto cantautorato mistico vicino a Franco Battiato. Infine, si consigliano “Where Orion Fish Dream”, con la voce di Claudio Milano e Afra Crudo, e “Black Perseus”, con il grande arpista Vincenzo Zitello.

Valerio D’Onofrio (OndaRock) 14/06/2022

 

 

Pierangelo Pandiscia und Gino Ape sind seit 1995 die kreativen Köpfe bei ENTEN HITTI im lombardischen Treviglio, mit dem Geiger Giampaolo Verga als weiterer Konstante. Angezogen von archaischen Welten und von der Milchstraße über der Wüste, gerieren sie sich als die Ureinwohner einer mythischen Welt. Auf “Giant Clowns of the Solar World”, ihrem Debut 1996, fiel der Name Artaud, “La Solitudine del Sole” (2011) und “Fino Alla Fine
Della Notte” (2014) als Rite de Passage sind bei Hic Sunt Leones erschienen, “Musica Humana” (2016) mit einer ‘Satanrumba’ im ‘Club Andergraund’ bei Lizard. “A tutti gli Uragani che ci passarono accanto” (2004 entstanden, 2020 von Lizard & ADN wieder-entdeckt) brachte neben ‘Necramor’ zwei Chansons von Boris Vian. Ähnlich koproduziert, richtet Via Lattea (AD9 011, LP/Lizard, SRCD834) den Blick wieder zum Himmel (‘What Clouds Know‘), zu Schwan, Orion, Perseus (‘The Swan Arm’, ‘Where Orion Fish Dream’‘Black Perseus’, ‘The Compassion of a Star’). Und ins eigene Innere (‘Love’s Consequences’, ‘That Careless Stream Flowing Inside Us’). Zum Klangkern aus Oud, Guitar, Steel Drums, Metallophone, Kalimba, Xylophone, Piano, Oboe und Violine, der einen Traumzeit-Flow oder den repetitiven Duktus feierlich-ritueller Mantras bestimmt, kommen gezielt noch Zither und weitere Strings, beim Titelstück sogar ein ganzes Gamelan-Ensemble. Vor allem aber bezaubert da der feminine und androgyne Gesang vokalisierender Stimmen, die Athene and the Sacred Feminine huldigen, Afra Crudo mit Afrozunge, Mari Celeste Criniti mit italienischen Zeilen, Jenny Sorrenti ganz himmlisch bei ‘Alma de Niqua‘, mit aramäischer Tönung bei ‘Love’s Consequences‘, mit arabischer Vorlage bei ‘Beyond the saffron colored ways’, mit Ghost Voice und Obertönen, sogar Claudio Milano ist hauchfein daruntergemischt (bei ‘…Orion…’ &’...Star‘).

Rigobert Dittmann (Bad Alchemy 117)

 

 

La ricerca tra elettronica e musica etnica degli Enten Hitti si dirige verso una dimensione di ambient sinfonica e meditativa

Enten Hitti è il nome arcano dietro cui si nascondono Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, un duo che già da molto tempo prima dell’ultima ondata di global bass e di fascinazione per il neofolk e l’esoterismo mondiale, si è mosso sulla scia di sentieri come quelli di Dead Can Dance per iniziare, già negli anni ‘90, un percorso di ricerca di connessioni intime o formali, morfologiche per dirla con James Frazer, tra il folk globale, la musica contemporanea e l’elettronica. Un percorso che ha condotto sia ad una serie di diverse incarnazioni in studio che a interessanti sperimentazioni sulla struttura e l’identità dell’esibizione dal vivo, e che in questo nuovo ‘Via Lattea’ vede la formazione fare un passo di lato rispetto alla ricerca elettronica, assestandosi su una dimensione sonora più organica. Le dodici tracce parlano in effetti la lingua della musica classica contemporanea, composizioni minimali, almeno nei loro lineamenti di base, in cui pianoforte e quartetto d’archi tessono le fila di un flusso di coscienza melodico in cui si aprono via via spazi per percussioni e strumenti tradizionali (gamelan indonesiano, zither nordeuropeo), voci eteree, cori. Non mancano momenti in cui la rarefazione del suono spinge tutto verso territori di ambient concreto che ricordano la provenienza della scrittura del duo, ma la maggior parte del disco segue invece le linee armoniose di un ambient sinfonico essenziale, una dimensione quasi meditativa che punta al cielo stellato partendo dalla dimensione ancestrale e terrena della trasmissione matrilineare e della centralità del principio femminile che, probabilmente, ha cullato sul nascere una società umana oggi invece nettamente spostata sull’asse patriarcale. Una tematizzazione messa a fuoco attraverso un impianto melodico quasi sempre dolce e appagante, affidato a diverse voci, soprattutto femminili (Afra Crudo, Mari Celeste Criniti, Jenny Sorrenti), ma non solo (il battiatiano Juri Camisasca). Una messa in pratica forse non troppo originale dal punto di vista concettuale, ma sicuramente ben eseguita: ‘Via Lattea’ raggiunge momenti di purezza melodica cristallina, passaggi evocativi che riconnettono con la dimensione senza tempo del racconto (Via Lattea). Pur giocando su archetipi semplici, ‘Via Lattea’ rimane comunque un lavoro che si rivolge ad ascoltatori con un gusto specifico, preferibilmente nel momento in cui sono in cerca di e spazi e profondità dilatate come quelle disegnate in queste tracce.

Sergio Sciambra (Rockit) 1/02/2022

 

Un concept per gli Enten Hitti: Via Lattea

Ha ormai un quarto di secolo l’attività degli Enten Hitti, gruppo fondato da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, ai quali si sono via via affiancati vari musicisti, praticamente il meglio della musica di ricerca italiana. Anche in questo Via Lattea (Seahorse Recording / Lizard Music) sono una quindicina gli ospiti presenti col loro contributo alle dodici tracce del disco. Bella la copertina disegnata da Matteo Guarnaccia, storico e bravissimo artista psichedelico, che ci introduce alle atmosfere sognanti, eteree, lisergiche che poi troveremo nelle varie tracce. Via Lattea è un concept nato dalla ricerca – effettuata fra Cipro, Creta, Irlanda, Indonesia, Sud Africa, Turchia – sul sacro femminile e la linea matrilineare di discendenza. Le suggestioni suscitate dal loro nomade percorso sulle tracce lasciate dal culto della Dea madre le ritroviamo nei brani di questo splendido lavoro.

Musica di sperimentazione

La musica degli Enten Hitti è musica di ricerca, di sperimentazione, di apertura verso altri mondi musicali e nuovi suoni. A scorrere l’elenco dei numerosi strumenti utilizzati si fa davvero un viaggio nelle più disparate tradizioni musicali, e questo sincretismo dà luogo a sonorità inusuali e a una vivida ricchezza creativa. La loro ricerca è affine a quella di Aktuala, Lino Capra Vaccina, Living Music, Popol Vuh, ma anche gruppi come gli Espers, con i quali condivide il tocco leggero, etereo, evanescente delle melodie. Un tocco ‘femminile’, per restare in argomento, nel senso di voglia di riflessione, introspezione, comprensione, di tempi lunghi più consoni con la voglia di vita espressa dalla Dea Madre.

Un cuore spirituale

E quella degli Enten Hitti è musica strettamente imparentata col sacro, con la spiritualità, una musica che risale alle sue origini ancestrali, al suo accompagnare riti e momenti di vita comunitari, psichedelica perché fa viaggiare la nostra anima, riportandola a quegli archetipi di cui sconoscevamo l’esistenza. In questa ricerca del sacro, del femminile, che vuol dire anche abbracciare e rispettare la vita nelle sue forme più svariate (come accade in molte religioni delle origini), è anche un’alterità rispetto al mondo contemporaneo in cui tutto è merce e mercificabile e che sembra precipitare sempre più verso un futuro fatto di incognite e paure.

Le canzoni di Enten Hitti – Via Lattea

Resta da dire delle canzoni nelle quali il duo mantiene l’approccio minimalista agli arrangiamenti che li caratterizza, mentre occorre sottolineare il ruolo fondamentale che vi gioca la voce umana, affidata a vari straordinari interpreti che si cimentano in mantra, recitazioni, canti aramaici, lirici vocalizzi, Fermo restando che il livello dei brani è molto alto, le mie preferenze vanno alla title track in cui si segnala l’interazione musicale con l’ensemble di musica balinese Gamelan Gong Cenik; That Careless Stream Flowng Inside Us con il canto sensibile e accorato di Juri Camisasca; le atmosfere ipnotiche, ancestrali, enigmatiche magistralmente evocate da suoni ipnotici e bordoni che sembrano provenire dall’ignoto di Where Orion Fish Dream con le voci di Claudio Milano e Afra Crudo che ci conducono in meandri inesplorati e misteriosi del nostro atavico essere. Per motivi di spazio mi fermo qui, del resto la cosa migliore da fare è immergersi nelle atmosfere affascinanti e ipnotiche e nel viaggio irreale e immaginifico di Via Lattea.

8

Ignazio Gulotta (TomTomRock) 20/03/2022

 

 

Ritorna il progetto Enten Hitti con Via Lattea, tra free folk, new age ed echi psichedelici

Mai giudicare un libro dalla copertina, dice un vecchio adagio. Faccenda lievemente diversa per i dischi, che spesso, almeno da quando è stata inventata la grafica che “presenta” e racchiude il supporto sonante, qualche indicazione sul contenuto la dà. Gli equivoci pesanti si contano sulla punta delle dita: ad esempio le copertine festosamente solari e vacanziere di certi dischi del West Coast Jazz anni Cinquanta che invece contenevano avant jazz cameristico, timbri inusuali, ricerca affilata e affinata, non sottofondi da Martini cocktail.

Se però vi imbattete in una copertina firmata da Matteo Guarnaccia, guru di un’Italia underground e freak, psichedelica e sperticatamente alternativa che resiste a dispetto di tutto, qualche indicazione sul contenuto potreste farvela. C’è un volto di donna con gli occhi verdi enormi, e il viso di donna, a propria volta avvolto in un turbine di mandala colorati, è poi anche il corpo di una farfalla. Siamo in zona “allargate l’area della coscienza”, dunque. Perché non è detto che su certe piste non ci si possa continuare a muovere, se lo si fa con gusto e convinzione.

Una bella sorpresa, perché il viaggio mette in conto gran quantità di riferimenti “storici”, sciolti in un oceano tranquillo di musica fortemente evocativa, ma ben lontana da certo stordito languore new age. Qui i riferimenti, anzi, saltano a piè pari cere stucchevoli velleità musicali decorative, da tappezzeria sonora, e richiedono altri riferimenti. Ad esempio, il Telaio Magnetico con un giovane Franco Battiato, l’Albergo Intergalattico Spaziale. Ed ancora i gloriosi Aktuala che stendevano tappeti per crearsi un palco, gli Embryo che furono (ma ci sono ancora!) di Christian Burchard, il Don Cherry della visione più dolcemente e oltranzisticamente free folk e orientaleggiante degli anni Settanta, quello di Brown Rice, della Organic Music Society, del recentemente ritrovato Om Shanti Om registrato in presa diretta negli studi Rai del ‘76.

Far decantare il tutto senza calligrafismo richiede intelligenza sonora: e qui Enten Hitti ha piazzato un colpo magistrale, coinvolgendo molti musicisti, parecchi dei quali proprio radicati nella stagione musicale di riferimento. Ad esempio, Juri Camisasca, autentica voce “sacra”, Jenny Sorrenti dei Saint Just, Vincenzo ZitelloJulia Berger, l’ensemble Gamelan Gong Cenik. Tutto, e tutti, sciolti in un ipnotico flusso sonoro davvero convincente. Confidiamo, ora, in qualche occasione concertistica.

Guido Festinese (GiornaleDellaMusica.it) 14/03/2022  

 

 

Il nuovo capitolo nella discografia dell’ensemble di ricerca musicale e performativa Enten Hitti si chiama Via Lattea. Ricerca, appunto. In questo specifico caso tutto parte dalla ricerca sul “femminile” e dalla trasmissione matrilineare della vita e lo fa attraverso i viaggi compiuti dai “padroni di casa” Pierangelo Pandiscia (liuto saraceno, chitarra, steel drum, metallofoni, kalimba) e Gino Ape (piano, oboe, xilofono) nei territori in cui la cultura del “sacro femminile” ha preso corpo oltre 4000 anni fa: Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Indonesia… E sono sempre le parole di presentazione dell’album a giungere in nostro “soccorso”, esplicative più di qualsiasi altra disamina che vada a “riarrangiare” meramente i concetti contenuti nelle stesse: le suggestioni storiche, geografiche sono state liberamente reinterpretate e trasformate in brani musicali che, pur citando in alcuni casi precisi mondi musicali, vanno nella direzione di cogliere lo spirito del “femminile” nella sua universalità. […] Allo stesso tempo è un omaggio alla galassia di cui facciamo parte ed incarna la ricerca spirituale, sospesa fra terra e cielo, dell’ensemble. Questo spirito del “femminile” e quest’omaggio alla nostra galassia diventano evocative immagini sonore, ascese spirituali, viaggi interiori. I suoni degli Enten Hitti si rivelano intensi, mistici, onirici, mostrano senza veli un’essenza antica, ancestrale, non di rado appaiono minimali e ipnotici, la loro natura spazia (soprattutto) tra la world music e la musica meditativa/sperimentale. E poi ci sono le voci (con scelte sempre attinenti alla proposta), “strumenti” aggiuntivi che ci conducono ancor più in contatto con la divinità, lo spirito, l’“oltre”. Nel complesso è un qualcosa che si fa anche fatica a definire con semplici parole per la tanta forza che proviene da un luogo “profondo”, non semplice da individuare e raggiungere. Per concretizzare tutto ciò, accanto a Pandiscia e Ape, prende posto un gran numero di musicisti, parte già nella famiglia Enten Hitti, come Giampaolo Verga (violino), Jos Olivini (fisarmonica in Petra, sitar in That Careless Stream Flowing Inside Us e arrangiamenti di kalimba in Sacred Heart Lullaby), Afra Crudo (voce in Where Orion Fish DreamBlack Perseus e Sacred Heart Lullaby), Mari Celeste Criniti (voce in Petra, canto in aramaico antico in Love’s Consequences e voce narrante in Beyond the Saffron Colored Ways), Claudia Foglia (voce in The Swan Arm), e ospiti quali Stefano Nosari (contrabbasso e violoncello in Via Lattea), Gamelan Gong Cenik (ensemble di musica balinese con strumenti originali) diretto da Enrico Masseroli (in Via Lattea), Antonio Testa (percussioni in Black Perseus), Paola Tagliaferro (voce in Via LatteaCompassion of a Star What Clouds Know), Lorenzo Pierobon (canto armonico in The Compassion of a Star e Love’s Consequences), Claudio Milano (voce in Where Orion Fish Dream The Compassion of a Star), Rita Colani (voce “fantasma” in The Compassion of a Star), Alio Die (sitar in Love’s Consequences), Juri Camisasca (voce in That Careless Stream Flowing Inside Us), Julia Berger (voce in Beyond the Saffron Colored Ways), Vincenzo Zitello (viola, violoncello e contrabbasso in Black PerseusThe Compassion of a Star e Beyond the Saffron Colored Ways), Giulia Ermirio (viola in What Clouds Know) e Jenny Sorrenti (voce in Alma De Niqua). Non da ultimo va sottolineata l’idea calzante e spiazzante allo stesso tempo dell’artwork creato da Matteo Guarnaccia e Matteo Anelli. Un caldo abbraccio ipnotico quello che ci accoglie in Via Lattea, il brano che dà il nome all’album (e lo apre), e che sublima nei vocalizzi di Paola Tagliaferro. Quanto segue, tenuto fermo lo spirito principale, e nonostante il finale inquieto, vive di qualche variazione sonora senza mai perdere di brillantezza, con il seducente tracciato offerto dall’ensemble di musica balinese Gamelan Gong Cenik diretto da Enrico Masseroli, arricchito dai tocchi di Pandiscia, Ape e Nosari. Tra avanguardia, world music e sperimentazione si muove The Swan Arm, con quel tocco Opus Avantra che non dispiace affatto. Tutt’altro. L’ordito di percussioni, corde e canto permea nelle membra ed eleva con la sua carica mistica. L’atmosfera diluita, quasi cosmica, che apre Where Orion Fish Dream ben si lega con l’antitetico, a prima vista, canto etnico di Afra Crudo (ma compare anche Claudio Milano): un mantra magnetico che sfocia poi in soluzioni un po’ battiatiane (fase sperimentale). E il brano prosegue su tali note sino alla fine, scavando sempre più a fondo nel nostro animo, toccando anche lande alla Raul Lovisoni & Francesco Messina di “Prati Bagnati del Monte Analogo”. Le corde lievemente pizzicate di Black Perseus ci riportano, per qualche momento, “a terra”, ma i suoni nelle retrovie, centellinati, reclamano l’elevazione del nostro spirito. Ed ecco che allora, appena entra in scena il nuovo affresco canoro di Afra Crudo, anche lo strumento iniziale si “adatta” al clima e tutto trascende, con il lavoro di archi (di Vincenzo Zitello) e percussioni (di Antonio Testa) davvero intenso e preciso. Petra prende corpo tra i vellutati suoni di chitarra di Pandiscia, con una sensazione di fondo che sembrerebbe richiamare il brano precedente ma che invece, sin da subito, appare diversa, più delicata e carezzevole. E quanto segue conferma il tutto con i lievi tocchi vocali di Mari Celeste Criniti, un po’ alla Alice, avviluppati morbidamente, tra gli altri, dagli archi e dalla fisarmonica. Pura poesia. Mani strette / Corpi silenti / Tempo / Ricordi / Distanze d’eterno / Vai / Dove sei / Come chi cerca la terra in cielo / Quando la vita non ha più nel cuore / Vai / Dove sei / Un jour Ce jour / Anima che resti qui / Anima che te ne vai / Anima (testo ispirato al poema “That day”). Soffice e profondo l’avvio di The Compassion of a Star, con un bell’intreccio di piano e violino, e quella sensazione di pace interiore che ne scaturisce. Un fluido che avanza lento sulla superficie spinto da una forza invisibile ma potente. E quando entrano in campo anche le voci di Lorenzo Pierobon, Rita Colani e Claudio Milano tutto si completa. Con piglio orientalizzante e indole mistico-psichedelica, grazie soprattutto al sitar di Alio Die, ecco apparire Love’s Consequences. E quando compare anche il canto in aramaico antico di Mari Celeste Criniti, arcano, quasi gregoriano, l’atmosfera si fa solenne. Completamente ispirata alla world music Sacred Heart Lullaby, con i suoni vivaci ma delicati di Pandiscia e Ape e il canto di Afro Crudo dall’essenza tribale (non a caso, questo brano e i precedenti Where Orion Fish Dream Black Perseus, sono liberamente ispirati a musica rituale e iniziatica africana). That Careless Stream Flowing Inside Us si sviluppa attraverso il canto etereo di Juri Camisasca e i piccoli tasselli sonori creati da Pandiscia, Ape, Verga e Olivini (suo il sitar) costruendo un flusso “superiore”, un po’, appunto, alla Camisasca, che permea le membra, eleva. E stupisce per la sua classe. What Clouds Know. Tra le tante chiavi utilizzate dagli Enten Hitti per mostrare la propria sensibilità e la propria interiorità, tra le tante vie messe in campo per elevare l’ascoltatore, eccone un’altra (o eccola tornare in modo più evidente): il piano. Il tocco di Ape è delicato, fatato, il suo cammino soffice ma intenso, e l’aiuto prestato dalla viola di Giulia Ermirio lo fa diventare sublime. Un po’ teso, ma di una profondità sempre ineccepibile, l’avvio di Beyond the Saffron Colored Ways. Gli archi, e poi soprattutto il piano, stemperano il tutto portando il brano a livelli di dolcezza suprema, con Mari Celeste Criniti che recita in inglese un testo ispirato al poema “Ecstasy of Love” di Hamda Khamis, tratto da una raccolta di poesie femminili arabe. L’atmosfera che ne scaturisce racchiude (grazie anche al tocco di Zitello e alla voce angelica di Julia Berger) un senso “oltre” tipico di alcune produzioni di Battiato. Altro momento da incorniciare per la sua bellezza. Si chiude con Alma De Niqua e la sua accoglienza tipica alla Jenny Sorrenti (e, non a caso, è sua la voce), mentre la sensazione forte è quella, ancora una volta, di ritrovarsi piacevolmente tra le pieghe di un Battiato, questa volta sperimentale/spirituale e un Camisasca. Ciò che segue è una lunga “carezza cosmica”, un soffice commiato per un album da ascoltare ad occhi chiusi. Non abbiate paura di farvi “rapire spiritualmente” dagli Enten Hitti.

Donato Ruggiero 23/07/2022

 

 

Desde el año 1996, el grupo musical italiano Enten Hitti nos viene sorprendiendo con álbumes transformados en obras de trasfondo místico y espiritual. Su más reciente álbum titulado “Via Lattea”, surge inspirado en lo ancestral, en el culto a la Diosa Madre que hace milenios dominó a nivel religioso diferentes áreas geográficas y culturales repartidas en todo el mundo. Lo femenino y lo místico fundamenta esta apasionante obra vertebrada en doce temas musicales, y donde el eclecticismo conceptual es clave para ofrecer al melómano lector de Lux Atenea que adquiera este álbum, esta magia sonora que fascina por su belleza melódica y vocal. Formado por Pierangelo Pandiscia (laúd, guitarra, tambor matálico, metalófono, y kalimba), Gino Ape (piano, oboe, y xilófono), Giampaolo Verga (violín), Jos Olivini (cítara, acordeón, y kalimba), Afra Crudo (vocalista), Mari Celeste Criniti (vocalista y cantos), y Claudia Foglia (vocalista), en su nuevo álbum “Via Lattea”, el grupo musical italiano Enten Hitti también ha podido contar con la colaboración profesional de talentosos artistas como Alio Die (cítara), Gamelan Gong Cenik (ensemble de música balinesa), Stafano Nosari (contrabajo y violonchelo), Antonio Testa (percusión), Paola Tagliaferro (vocalista), Lorenzo Pierobon (cantos), Claudio Milano (vocalista), Rita Colani (vocalista), Juri Camisasca (vocalista), Julia Berger (vocalista), Vincenzo Zitello (viola, violonchelo, y contrabajo), Giulia Ermirio (viola) y Jenny Sorrenti (vocalista). Presentado oficialmente el pasado mes de febrero en formato digital y en CD a través de los sellos discográficos Seahorse Recordings y Lizards Records 2022, el álbum “Via Lattea” también ha sido publicado a través del sello discográfico Artisti Del 900 en una edición limitada de 300 unidades en vinilo LP 12”. Engalanado con esta preciosa portada diseñada por Matteo Guarnaccia, la armonía, el equilibrio, y lo femenino han quedado reflejados en esta riqueza cromática como metáfora visual de la esencia musical del álbum en su conjunto global. Unos apasionantes temas que fueron grabados entre los meses de marzo de 2019 y marzo del año 2021, mezclados en el mes de abril de 2021, quedado finalmente el álbum masterizado por Vincenzo Zitello en el mes de mayo de 2021. Los doce temas que vertebran el impresionante álbum “Via Lattea” han sido compuestos por Pierangelo Pandiscia y Gino Ape, salvo el tema “Alma De Niqua” junto a Jenny Sorrenti, y, por su deslumbrante belleza artística, su audición es una de las más impactantes que tendrán en un álbum editado en este año 2022. Sin duda, “Via Lattea” una de las obras musicales más armónicas que podrán disfrutar en este periodo estival.

Sin más demora, iniciamos la audición de este grandioso álbum adentrándonos en la atmósfera folk del primer tema “Via Lattea”, quedando rodeados por su luz melódica y por la calidez de su plano vocal hasta irradiarnos con el plácido influjo de lo espiritual. Atrapados por su magnetismo melódico, a continuación, en el tema “The Swan Arm”, lo instrumental y lo vocal recrearán la pureza a través de esta fusión conceptual del folk, de lo tribal, y de lo experimental, destacando especialmente el protagonismo melódico del piano al revelarse incandescente y muy vivo a lo largo de toda la composición. Apareciendo “Where Orion Fish Dream” con esencia conceptual neoclásica, finalmente se amalgamará con la música tribal y con la música contemporánea hasta presentar este amplio arco artístico de vanguardia que impresionará al melómano lector de Lux Atenea. Lo oriental, lo occidental, y lo africano perfilan esta compleja estructura musical multicapa que invita a la contemplación y a la reflexión. Abriéndose las puertas del tema “Black Perseus”, aquí lo evocador invita a la búsqueda, a recorrer esos caminos de conocimiento místico que, en solitario, desvelarán el sentido de la vida, del universo, y de la propia existencia. Serenidad y quietud en lenguaje musical para abrir los ojos a un nuevo plano existencial donde la obscuridad se vuelve luz. Surgiendo posteriormente el excelso tema “Petra” para ahondar en el sosiego, el estilo musical ethereal alcanza este avanzado nivel de vanguardia para embrujarnos con su magia. ¡¡¡“Petra”, espectacular!!! Tras haber disfrutado varias veces más el tema “Petra”, “The Compassion Of A Star” presentará un ímpetu mucho mayor y una obscuridad en su atmósfera más envolvente. Aquí, aunque aparecen planos vocales evanescentes, los espacios se cierran, la luz se difumina, y las iridiscencias marcan distancias más cercanas a nosotros en nuestra visión del entorno. En “The Compassion Of A Star” se rompe el tiempo, y hasta el devenir parece disolverse en este Hades espiritual recreado musicalmente.

Cuando el grandioso tema “Love’s Consequences” acaricie nuestra alma con sus pinceladas instrumentales, la delicadeza melódica va a adquirir esta dimensión minimalista donde los destellos sonoros son hipnóticos. Petrificados por el hieratismo más sublime, la audición de “Love’s Consequences” es una auténtica exquisitez para el melómano, y cuando la estructura musical derive hacia lo ethereal, entonces lo excelso se transformará en esta ambrosía divina tan deseada por nuestra alma. Luego, “Sacred Heart Lullaby Milky Way” nos hará volver a lo terrenal, a la calidez de cielo, y a tomar contacto con este plano vital cargado de esplendor, volviendo a las iridiscencias en el tema “That Careless Stream Flowing Inside Us” con estos aires sacros y con estos ondulantes planos instrumentales que sosiegan el espíritu. Posteriormente, el piano será tenue luz y recuerdos en el tema “What Clouds Know”, fluyendo con el encanto de este estilo neoclásico de alma minimalista y melancólica, hasta que la voz de Julia Berger en el tema “Beyond The Saffron Colored Ways” nos seduzca con su atrayente registro de voz, quedando fascinados por el evanescente influjo musical del neoclasicismo. Clausurando esta magna obra, la luz más radiante iluminará todo en el tema “Alma De Niqua”, moviéndose conceptualmente entre el ethereal y el ambient para dejarnos con esta alegría interior que estimula al espíritu. “Via Lattea”, cuando el talento en la composición musical adquiere este brillo artístico de irresistible belleza melódica y vocal. ¡¡¡Disfrútenlo!!!

Félix V. Díaz (Lux Atenea) 17/07/2022

 

 

Parlare o scrivere di Musica è sempre qualcosa di complesso, essendo la Musica l’unica tra le arti che non ha mediazione di pensiero e, in quanto tale, soggetta a innumerevoli variabili, non ultima la predisposizione d’animo di chi scrive. Qualche certezza però, nel tempo, l’ho acquisita: non si può prescindere dal messaggio né, tantomeno, dalla contestualizzazione. È solo così che un ascolto diventa qualcosa di arricchente e, ogni riascolto, svela sfumature e colori sempre diversi. La curiosità e la voglia di allontanarsi dalla mediocrità del mainstream permettono, inoltre, di intraprendere veri e propri viaggi culturali e di godere di panorami sonori del tutto inaspettati. E se questa è la mission di Sound36, per chi scrive è un’avventura da sempre. Ed è con piacere che oggi propongo un album che si candida ad essere uno dei più interessanti dell’anno: Via Lattea degli Enten Hitti. Non è la prima volta che ospitiamo sulle nostre pagine il gruppo fondato da Pierangelo Pandiscia Gino Ape, ma ogni album è una storia sonora a sé. Il gruppo si caratterizza, infatti, per una ricerca continua che si muove tra passato e futuro, ma soprattutto, coinvolge direttamente o indirettamente tutte le arti e mira a risvegliare, attraverso sonorità evocative, quella coscienza universale ormai da secoli sopita. Via Lattea è un disco che esalta la figura mitologica della Dea Madre ma che. in trasparenza, invia un messaggio ben chiaro all’ascoltatore. L’aspetto mitologico di cui l’album è intriso lo ritroviamo fin da subito sia nel titolo, è il latte di Era che dà vita alla galassia in cui il nostro sistema solare è incastonato, sia nella dedica alla divina Atena, versione greca di culti ben più antichi. La figura della Dea Madre, generatrice di vita da cui ogni cosa ha avuto origine, affonda le sue radici nel paleolitico, molteplici le Veneri in pietra ritrovate, per arrivare ad una delle sue prime forme codificate con la sumera Ninhursag. Una figura, quella femminile, che con il consolidarsi delle città e l’inesorabile scorrere del tempo ha perso la sua primordiale importanza ed è questo il momento in cui si afferma, con i suoi annessi e connessi, la figura del maschile ed il conseguente passaggio al mondo patriarcale. Se le evidenze sul piano sociale hanno una loro chiarezza è altrettanto vero che esiste un piano psicologico e morale e da qui il problema, ormai evidentissimo, della mancanza di quell’equilibrio rappresentato mirabilmente dallo yin e dallo yang. Un discorso tanto complesso quanto stimolante che, come da stile Enten Hitti, arriva all’ascoltatore attraverso un percorso quasi subliminale fatto di suoni minimali e parole evocative. Il viaggio si dipana lungo dodici brani in cui sono presenti molti ospiti e tra questi spiccano i nomi di Paola Tagliaferro, che apprezziamo e seguiamo da tempo, Jenny Sorrenti che non necessita di presentazioni, Vincenzo Zitello arpista e compositore di fama internazionale e… tanti altri artisti che hanno contribuito a costruire le atmosfere magiche dell’album. Via Lattea è un’opera che affascina e che offre molte chiavi di lettura e tanti spunti di riflessione: non è disco di matrice classica ma affonda la sua natura nella notte dei tempi; profuma di classicità ma è estremamente moderno perché l’umanità ha perso quel femminile indispensabile a equilibrare la degenerazione del maschile; favorisce l’approfondimento di percorsi artistici e psicologici insomma… uno di quegli album che non può e non deve mancare ad una buona collezione.

Fortunato Mannino (Sound36)

 

 

Ritorna il mitico progetto Enten Hitti con un nuovo album intitolato Via Lattea. Il concept è dedicato al “sacro femminile” in tutte le culture. La ricerca fatta da Enten Hitti, in questo senso, è stata molto approfondita in quanto l’ensemble ha compiuto dei viaggi in paesi come Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa e Indonesia. L’intento è quello di creare un’atmosfera che evochi “lo spirito del “femminile” nella sua universalità”. Non viene citato il grande storico e antropologo svizzero Bachofen ma sinceramente la sua lettura è perfetta come accompagnamento a questo disco. Infatti, secondo la sua concezione storiografica, i primordi della storia umana sono caratterizzati da una successione di fasi in cui dapprima sarebbe prevalso l’elemento materno e in seguito quello paterno. Il senso sacrale di quest’opera mi ha fatto anche venire in mente, dal punto di vista filosofico, i grandi Popol Vuh che cercavano le connessioni esistenti fra le varie religioni. Ma ho trovato inoltre un collegamento musicale con il gruppo tedesco nella ricerca di una sorta di suono universale attraverso la contaminazione. L’approccio minimale e spirituale di Enten Hitti ci porta in una dimensione metafisica e spirituale che deve sicuramente qualcosa ad altre esperienze sperimentate negli anni ‘70 (anche se il tutto suona con una sensibilità moderna) da artisti come Claudio Rocchi, Aktuala e Juri Camisasca. E, non a caso, troviamo proprio Juri Camisasca fra gli ospiti presenti in VIA LATTEA assieme ad altri nomi di rilievo come Vincenzo Zitello, Jenny Sorrenti, Antonio Testa, Alio Die, Julia Berger, Paola Tagliaferro, Claudio Milano e Gamelan Gong Cenik. Durante l’ascolto si ha la vivida sensazione di fluttuare nello spazio liberando la propria mente verso orizzonti inesplorati. La copertina è di Matteo Guarnaccia, un artista di culto per chi segue l’arte psichedelica. Oltre al cd (coprodotto da Seahorse Recordings e Lizard Records) la ADN pubblicherà anche un’edizione limitata in vinile.

Caesar (Ver Sacrum) 4/02/2022

 

 

Enten Hitti: torna la musica ancestrale, direzione ‘Via Lattea’

Una bella sorpresa davvero l’ultimo disco di ‘Enten Hitti‘, un progetto discografico atteso da chi conosceva il gruppo dal loro esordio discografico a metà dei surreali Anni Novanta. ‘Via Lattea il titolo pubblicato e distribuito da inizio febbraio in CD e LP a venticinque anni dal loro esordio discografico risalente, dunque, al lontano 1996, prodotto allora dal Consorzio Produttori Indipendenti di Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti. È così che Giant Clown of the Solar World (Amplexus, 1996) vira in Giganteschi Pagliacci del Mondo Solare (CPI/Polygram, 1997) e segna l’inizio di un viaggio in musica dalle radici arcaiche del suono e dei demoni sonori che attraversano ogni essere vivente, fino alle sfere delle armonie celesti. E ancora più alto adesso, verso la costellazione della Via Lattea, da cui il titolo di quest’album contornato da un video imperniato da un susseguirsi di mandala connessi all’universo al ‘femminile’. Mandala, ovvero quei suoni miscelati a immagini d’acqua (anche questa simbolo del femminile e a sua volta legata, in Occidente, ai culti mariani), fino all’apparire di un’immaginaria goccia di latte che copre le immagini. Una goccia che rimanda inevitabilmente al nuovo progetto discografico del gruppo di Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, decisi a non piegarsi alle logiche delle playlist e continuando nella loro sperimentazione sonora, sicuramente tra le più ardite della musica italiana di ricerca. Un lavoro che si ispira alla ricerca sul “femminile” come detto, ma anche alla “trasmissione matrilineare della vita”, come si legge nelle note di accompagnamento del disco. Per essere più chiari e “stellari”, un viaggio di memorie, sogni, visioni che torna, dopo un quarto di secolo di ricerca musicale ininterrotta in quei luoghi in cui la cultura del “sacro femminile” ha preso corpo, addirittura 4mila anni fa. Un esodo di cui si è trovata traccia – incredibile, ma vero! – a Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Indonesia. Insomma, ‘Via Lattea rappresenta la ‘summa’ di questi viaggi di ricerca, nella direzione di cogliere la qualità del ‘femminile’ nella sua universalità, rendendo omaggio ai culti della Dea Madre riattualizzati con strumenti contemporanei. Allo stesso tempo è un omaggio alla galassia di cui facciamo parte. Il tutto arrangiato con la sensibilità minimale, ipnotica ed evocativa tipica dello stile Enten Hitti. Il disco è composto da brani che alternano paste sonore e pathos diversi ed è realizzato con la collaborazione di ospiti e amici dell’ensemble quali Vincenzo Zitello, Juri Camisasca, Jenny Sorrenti, Antonio Testa, Alio Die, Julia Berger, Paola Tagliaferro, Gamelan Gong Cenik. In alcuni brani, tutti composti da Pandiscia e Ape, salvo “Alma de niqua” cui ha prestato la sua immensa voce Jenny Sorrenti, aleggiano arie e musiche ispirate alla musica iniziatica Africana e alla musica rituale: da ascoltare e riascoltare pure Claudia Foglia in “The swan arm“, Claudio Milano in “Where Orion fish dream” e Juri Camisasca in “That careless stream flowing inside us“.

Francesco De Martino (Quotidiano di Bari) 18/02/2022

 

 

Nuovo disco per il gruppo aperto degli Enten Hitti fondato da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape. Ad Aprile per l’anniversario della morte di Vladimir Majakovskij, ogni giorno hanno proposto una poesia, un frammento di testo, rendendo così fruibile il loro omaggio al poeta della rivoluzione.
Via Lattea è disponibile anche in cd per Seahorse Recordings / Lizard Records (con distribuzione Audioglobe, BTF, GT Music, MaRaCash) ed è attesa una speciale edizione limitata in vinile a cura di ADN Records. L’opera in copertina è di Matteo Guarnaccia. Per innamorarsi della loro musica, guardate il video del brano That careless stream flowing inside us.

Un lavoro che si ispira alla ricerca sul femminile e alla trasmissione matrilineare della vita. Un viaggio di memorie, sogni, visioni che torna, dopo un quarto di secolo di ricerca musicale ininterrotta sulla Linea Materna e nei luoghi in cui la cultura del “sacro femminile” ha preso corpo oltre 4000 anni fa e di cui si è trovata traccia a Cipro, Creta, Turchia, Irlanda, Sud Africa, Indonesia. Via Lattea vuole essere una summa di questi viaggi di ricerca. Il disco è composto da brani che alternano paste sonore e pathos diversi ed è realizzato con la collaborazione di ospiti e amici dell’ensemble quali Vincenzo Zitello, Juri Camisasca, Jenny Sorrenti, Antonio Testa, Alio Die, Julia Berger, Paola Tagliaferro, Gamelan Gong Cenik…

Giancarlo Passarella (MusicalNews.com) 7/02/2022

 

 

Il progetto Enten Hitti nasce nel 1996 da un’idea di Pierangelo Pandiscia (oud, chitarra, steel drum, metallofoni vari e kalimba) e Gino Ape (pianoforte, oboe, xilofono) di dare vita ad un comune percorso di ricerca sonoro, volto ad esplorare le connessioni tra world music, elettronica e poesia contemporanea, seguendo il solco tracciato nella musica di avanguardia dal Telaio Magnetico di Franco Battiato e da Albergo Intergalattico Spaziale, e guardando all’approccio ai suoni del mondo degli Aktuala e degli Embryo di Christian Burchard e alle sperimentazioni dei Living Music, Popol Vuh e Dead Can Dance. I due polistrumentisti hanno dato vita, così, ad una formazione a geometrie variabili aperta ad incontri e collaborazioni tanto sul palco, quanto in studio e, nell’arco di venticinque anni di attività, hanno messo in fila una articolata serie di concerti-reading, sonorizzazioni e performance multimediali, nonché una ormai corposa discografia in cui spiccano l’esordio “Giant Clowns of the Solar World” seguito l’anno successivo dalla versione italiana “Giganteschi pagliacci del mondo solare” pubblicato dal Consorzio Suonatori Indipendenti di Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti, “Musica Humana”, “Fino alla fine della notte” e il più recente “A tutti gli uragani che ci passarono accanto” del 2020. A due anni di distanza da quest’ultimo, li ritroviamo con “Via Lattea” affascinante concept album frutto delle ricerche sul campo effettuate tra Cipro, Creta, Irlanda, Indonesia, Sud Africa e Turchia sulle tracce dell’archetipo della Grande Madre, evocata dalla bella copertina firmata da Matteo Guarnaccia. Dedicato “Ad Atena e al sacro principio femminile del proteggere e generate”, il disco raccoglie dodici brani, registrati tra marzo 2019 e marzo 2021 con la partecipazione di Giampaolo Verga (violin), Jos Olivini (zither, accordion e kalimba) e le voci di Afra Crudo, Mari Celeste Criniti e Claudio Foglia, a cui si sono aggiunti gli ospiti Stefano Mosari (contrabbasso e violoncello), Vincenzo Zitello (viola, violoncello e contrabbasso), Alio Die (zither), Giulia Ermirio (viola), Antonio Testa (percussioni), l’ensemble di musica balinese Gamelan Gong Cenik diretto da Enrico Masseroli e le voci di Paola Tagliaferro, Lorenzo Pierobon, Rita Colani, Juri Camisasca, Giulia Berger e Jenny Sorrenti. L’ascolto è un viaggio sonoro spazio-tempo, un’immersione immaginifica alla riscoperta del mistero del femminile sacro connesso agli antichi rituali di fertilità e rigenerazione, un cammino che dalla terra madre conduce alle stelle, riportando al centro del mondo il principio primo della Grande Madre. Rispetto ai precedenti, questo nuovo album presenta un sound dal taglio meno adeso all’elettronica, ma piuttosto focalizzato sulla ricerca di una più incisiva organicità nel dialogo tra strumenti e coordinate sonore differenti. Le composizioni di Pandiscia e Ape spiccano per l’utilizzo di strutture compositive legate alla musica classica contemporanea e al minimalismo delle avanguardie degli anni Settanta a cui si accompagna un peculiare gusto per il sincretismo musicale dando vita ad un universo sonoro tanto insolito, quanto suggestivo. Il pianoforte e il quartetto d’archi sorreggono le architetture sonore in cui si inseriscono le percussioni e gli strumenti tradizionali come il gamelan, gangsa, calung e zither con le voci dei diversi ospiti ad impreziosire il tutto ora recitando mantra, ora con spaccati narrativi ora ancora con vocalizzi. Aperto dall’ipnotica ed evocativa title-track in cui spiccano il contrabbasso di Stefano Nosari e la partecipazione dell’ensemble di musica balinese Gamelan Gong Cenik, il disco entra nel vivo con l’elegante “The Swan Arm” con il pianoforte a guidare la progressione melodica in cui si inseriscono i vocalizzi di Claudia Foglia. Si prosegue con le suggestioni orientali di “Where Orion Fish Dream” con le voci di Claudio Milano e Afra Crudo in grande evidenza e la superba “Black Perseus” con protagonista l’arpa e gli archi di Vincenzo Zitello. Se “Petra” spicca per la brillante linea melodica intessuta dallo zither di Jos Olivini e il canto in aramaico di Mari Celeste Criniti, nella successiva “Compassion of a star” ritroviamo gli archi e l’arpa di Zitello ad accompagnare la voce di Paola Tagliaferro. “Love’s consequences” fa da preludio a “That careless stream flowing inside us”, vertice di tutto il disco, con la voce di Juri Camisasca incorniciata da una tessitura melodica circolare di grande suggestione. Nell’ultima parte il disco ci regala altre tre perle con “What clouds know”, “Beyond the saffron colored ways” in cui ritroviamo protagonista ancora Vincenzo Zitello e “Alma de niqua” nella quale brilla la splendida voce di Jenny Sorrenti a suggellare un disco da ascoltare con grande attenzione e trasporto dalla prima all’ultima nota. In occasione del solstizio d’estate, il disco sarà disponibile anche in un’edizione limitata in vinile.

BlogFoolk Magazine  29/04/2022

 

 

Perdonateci ma causa una nostra “miserrima ignoranza” (la Via Lattea è un qualcosa che “se ne sta lassù”) non ci addentreremo in spiegazioni astronomico/simbolico/mitologiche sul quale non ne avremmo le competenze nemmeno a piangere in una lingua arcaica ma voi potrete fare di meglio, semplicemente alzare gli occhi al cielo in una limpida notte qualsiasi e seguire un proprio “sentire”. Ci avvicineremo a questo lavoro che dalla Via Lattea trae nome ed ispirazione seguendo un nostro personale (quanto discutibile) ascolto, quello di un viaggio, di uno scoprirsi, di un sorprendersi ma anche di un iniziale “nulla/smarrimento”. Tempo, parola “strana” che sa di tempi altri e che mal si presta ad un presente liquido in continua espansione/implosione, ne siamo ben consapevoli ma sarà solo con un “suo tempo” (e non il nostro) che questo nulla/smarrimento iniziale si farà altro. E siamo al quarto brano (Black Perseus), per capirsi quella “soglia” oltre la quale questo album ci si è rivelato in tutta la sua fragile bellezza e solo qui abbiamo percepito di essere già altrove. Per tornare con i piedi per terra; Enten Hitti (nella lingua di terre scandinave Entrambi Incontrati o Incontrati Entrambi ma non prendetelo per buono, anzi, immaginatelo e basta), progetto/collettivo nato nella seconda metà degli anni ’90 con un’esperienza alle spalle di tutto rispetto; probabilmente molti di voi già li conosceranno, altri no e noi (inutile dirlo) apparteniamo a questi ultimi, non importa e non ce ne vergogniamo nell’ammetterlo, questione di percorsi. Pierangelo Pandiscia al (dalla strumentazione capirete molto ma non tutto) saracen lute, steel drum, metallophones, kalimba, Gino Ape al piano, oboe, xylophone, Giampaolo Verga al violino ed ancora Jos OliviniAfra CrudoMari Celeste CrinitiClaudia Foglia ma vorremmo evitarvi la solita lista della spesa da supermercato quindi ci fermiamo qui. “Sì, ok ma di che si tratta?“; difficile dirlo, leggete tra “le righe” ma soprattutto ascoltate. 12 tracce di una bellezza quasi surreale che si muovono tra atmosfere ambient e new age “prive” di una qualsiasi sezione ritmica che non sia quella di un loro naturale scorrere e dove perdersi sarà un “attimo”; Compassion Of A Star quasi un madrigale proveniente da antiche scritture sottratte ad un oblio, la dolce Black Perseus attraversata da una melodia che sembra racchiudere in sè tutte le miserie e speranze di questo mondo, e che dire di What Clouds Know, una fra le vette compositive di questo lavoro, solo poche note di piano ma che nel loro desolante scorrere dilaniano l’anima in un continuo crescendo e quiete. Ed ecco che solo ora comprendiamo quell’iniziale smarrimento con il brano di apertura Via Lattea e la successiva The Swan Arm, solo una questione di tempo, di un “io” da ricomporsi; album che si chiuderà con una bellissima Alma De Niqua, da qui in poi potrete tornare sui vostri passi, un tornare verso casa ma “diverso” e forse diversi. Alzare gli occhi al cielo è un qualcosa di profondamente intimo e personale, un abisso, un pozzo nero, sogno ed incubo insieme, non va meglio a chi il suo sguardo lo rivolge ad un più “basso” e reale fottuto mondo, in entrambi i casi è un “divenire”, un seme che con il suo tempo germoglierà.

Simone Rossetti (Roots!) n. 375 3/02/2022

 

 

ENTEN HITTI con il loro nuovo album “Via Lattea” uscito il 2 febbraio 2022, ha illuminato di luce l’attuale scena musicale. È un gruppo aperto, nato nel 1995 da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape per creare sperimentazioni sonore molto particolari, musiche per film e documentari, anche per la Rai e per eventi e progetti molto importanti, oltre ai molteplici concerti e ai tanti album prodotti in questi anni fino ad oggi.
Questo gruppo musicale, dunque, nasce per sperimentazioni e laboratori strumentali, di sonorità e musiche fuori dagli schemi comuni, in cui spiccano notevoli visionari effetti sonori, con un particolare mélange di musica elettronica, strumenti musicali non comuni, o dal sapore multietnico e suoni unici, riprodotti usando ogni sorta di materiale naturale, come ad esempio sassi, legni, semi, oggetti in argilla, conchiglie e tutto ciò che si può trovare in natura. Tali sperimentazioni si evidenziano anche in concerti con speciali effetti di risonanza o di luce in particolari ambienti per creare, ricreare e ottenere musiche, suoni, effetti visivi ed emotivi, con ricercate e particolari sonorità, trovando spazio poi in altri ambiti, per regalare nuove percezioni sonore e in un’ampia visione di ricerca nelle tradizioni ancestrali etniche, tribali, musicali, strumentali, che ripercorrono passo passo la musica arcaica per ricrearne le origini dei suoni.
In questo magnifico album, Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, con ospiti di primissimo piano come Vincenzo Zitello, Giampaolo Verga, Jos Olivini, Afra Crudo, Mari Celeste Criniti, Claudia Foglia, Stefano Nosari, Gamelan Gong Cenik, Antonio Testa, Paola Tagliaferro, Lorenzo PierobonClaudio Milano, Rita Colani, Alio Die, Juri Camisasca, Julia Berger, Giulia Erminio, Jenny Sorrenti, hanno ricreato divinamente, in modo sublime la magnificenza della Via Lattea sostenuta della protezione del Sacro Femminile, che è il nucleo di tutto l’album, al cospetto dell’incommensurabile splendore di essa.
Ciò che, senza il benché minimo indugio colpisce, è l’espressione della bellezza e della luce emanata in tutte le sue forme, sfumature, dimensioni e profonde manifestazioni, partendo dalla copertina. È la stupenda opera d’arte dell’Artista Matteo Guarnaccia che è riuscito a rappresentare l’espressione viva di ciò che vi è racchiuso e custodito: il sigillo del mito ancestrale della Dea creatrice di tutte le cose, del sacro femminile, vista come forma di bellezza e come luce guida, la stessa della “Via Lattea” di cui parta il nome.
La voce della Dea, nei brani, coinvolge i sensi. È una voce che viene da dentro, dal profondo, che opera una sottile purificazione e pacificazione. Mentre si ascolta questo album, i ritmi e le melodie riproducono la magnificenza della voce delle stelle, per lasciar spazio al fluire di temi e ambientazioni meditativi e profondi, o etnici, arcaici, di suoni mentre appare un crescendo di piacevoli suggestioni che conducono al sublime, alla chiarezza, alla luce e al supremo potere della bellezza, la quale rappresenta e si ricollega al sacro ancestrale femminile.
Il messaggio che questo imponente e profondo capolavoro dona, è: “fintantoché non guardiamo dentro di noi, non potremo vedere la meraviglia delle stelle e soltanto guardando le stelle riusciremo a guardare dentro di noi, per portare rinnovamento e immortalità a tutta quella bellezza luminosa che ognuno porta nascosta dentro di sé”.
Nella magia dell’armonia del ensemble di voci soavi, fluisce la bellezza del saracen lute, guitar, steel drum, metallophones e kalimba di Pierangelo Pandiscia; l’oboe e il piano e xylophone di Gino Ape; il violino di Giampaolo Verga; la viola, cello e doublebass di Vincenzo Zitello, che in questo lavoro, uniti ad altri musicisti di spicco, sono pilastri di grosso spessore e punti di riferimento nella scena musicale e nella composizione di ogni genere.
Così come lo è la Via Lattea, di rara magnificenza e incanto sono le voci femminili, ma anche quelle maschili e i canti armonici che ne completano la totale, sublime bellezza e luce.
Notevoli sono i virtuosismi musicali, sonori, vocali che fanno vibrare le corde emotive più profonde, con delicate suggestioni, con la stessa capacità che hanno le stelle e che ha la magnificenza della Via Lattea, per fare emergere la luce che è in noi, fino a toccare il centro del cuore.
L’ascolto risulta piacevolmente rilassante, bello, ricco di musiche che riescono a suscitare intense emozioni, che schiacciano i tasti giusti, per innalzare le vibrazioni che portano la mente ad alte frequenze e dimensioni, con belle percezioni di felicità, di spazi emotivi, meditativi e di ricerca interiore; è carico di emozioni che portano a percepire la bellezza del cosmo legata al sacro femminile che fuoriesce nel fluire delle melodie, librandosi come una farfalla, con la mente tra la luce avvolgente dello spettacolo più bello dell’universo: la Via Lattea, che colma, sazia, quieta i sensi, gli occhi, la mente, il cuore e l’anima; allo stesso modo i 12 brani di questo album risultano capaci di armonizzare mente, cuore e anima per generare luce, bellezza e pace interiore.
Dunque i brani arrivano a toccare l’anima, la bellezza infinita. È la luce melodiosa delle stelle, trasformata in musica, verso connessioni meditative, verso l’espansione interiore e nella luce del sentiero più sublime del cosmo.
Di Magnificente Bellezza, Sublime e Celestiale è il risultato percettivo all’ascolto. La magia dei canti meravigliosi e le note spaziano tra le stelle lontane anni luce e vicine e tornano a noi per portare messaggi ancestrali; la capacità emozionale del liuto saraceno, dell’oboe, pianoforte e del violino; la suspense creata dal violoncello per lasciar spazio ai molteplici strumenti, effetti e sperimentazioni sonori; in alcuni brani prevale talvolta la visuale della musica orchestrale che si mescola poi ad altri stili; le percussioni battono il ritmo della musica delle costellazioni e completano l’ensemble, trascinando il cuore in visionarie emozioni di gioia e meraviglia, che in sublime sintonia con le voci dei canti arcaici e multietnici, meditativi, dolci e leggeri, tirano le corde emotive in alto verso l’infinito della via lattea, simbolo ineccepibile della bellezza assoluta, per sfamare gli occhi e il cuore, con la forza creatrice dell’universo attraverso il suo mito matrilineare.
È dunque un capolavoro di rara meraviglia!
Il primo mio ascolto mi ha dato queste emozioni e sensazioni:
Gocce di luce intensa battono il ritmo mentre esplode la musica e le voci angeliche. Nell’immensa scia luminosa arrivano i suoni, di ogni dimensione; si avvicinano, si allontanano e poi si dividono in piccoli pezzi luminosissimi, mentre si spargono nell’universo che abbraccia ed accoglie la Via Lattea dentro di sé e ne custodisce e dona la sublime meraviglia.
Le voci angeliche delle stelle fuoriescono e fanno eco, da un crescendo di suoni. Parlano lingue straniere multietniche, e del cosmo; bisbigliano quelle più vicine all’occhio, ma il suono si fa intenso e ancora di più e poi finisce in un vortice di luce ancestrale che ha compiuto la sua missione in noi e si smorza.
Il cosmo vibra in Madre Natura in una danza del sacro femminile, mentre ancheggiano le foglie sparse sulla terra sacra. In anni luce ci nutre la stella con la sua luce soave, celebrando l’amore e abbraccia gli elementi, ne fa dono di essenza divina e preziosa. Vibrazioni luminose nel silenzioso blu notturno, ci donano la luce soave e magica in una sottile scintilla, che arriva davanti a noi fino al centro del cuore. Lontano sono i tuoi occhi che vicini ci guardano e filtra la luce fino a noi per darci conforto e compassione. Amore in pezzi di scintille di luce nel cosmo si librano nello spazio infinito fino al nostro essere. Lingue multietniche, sopra il manto celeste, cantano nenie per pacificare il cuore nella notte.
Quel flusso incurante che scorre dentro di noi, nelle emozioni portate dalla mente che corre su e giù, come una forsennata, viene placata dal virtuoso ritmo meditativo, pronunciando ciò che è simbolo di serena imperturbabilità.
Soffio di zucchero filato si libra nell’aria accarezzando le stelle e baciando la luna, la nuvola non può oscurare la luce luminosa delle Dee sparse nel cosmo; la nuvola dà il sapore che ha un desiderio espresso mentre una stella cadente la trafigge.
Oltre le vie color zafferano, c’è il blu lapislazzuli del cielo notturno, colorato e illuminato di multicolore luce che si estende nel cielo nella notte al cospetto delle Dee che hanno generato il cosmo e proteggono da sempre il cuore di ogni essere.

Paola Sagona (Vivere Ascoli) 22/02/2022

 

 

Primi anni Duemila, Milano (non ricordo il posto ma ci misi un sacco a trovar parcheggio), live dei Sigur Ròs: atmosfere metafisiche, luci di candelabri, partono a basso volume suoni di vibrazioni eteree, si propaga un canto embrionale e ancestrale pronto ad avvolgere, a crescere dai pochi decibel al fragore.
Dal centro della platea, tutta in religioso silenzio di ascolto comprese al mio fianco un paio di algide slanciate e bellissime hostess della Icelandair, netto e deciso, si fa strada un rutto epocale – come quelli che fa in rete Yanagi19871 per i suoi 200mila fans – e lo strepito volgare scatena risatine ma non scompone minimamente gli islandesi ospiti giunti dalla lontana Reykiavik.
Questo aneddoto per dire che la musica è sì la casa del sublime, “fa bene al cuore e all’anima” come dice Platone, ma per colpire deve anche avere a che fare con le contraddizioni e gli scossoni del reale, deve immergersi nello sporco, nel sangue, nel fango, nella volgare miseria della trista condizione umana. Questo album “Via lattea” degli Enten Hitti sceglie altre strade e sintonie, e conferma una sperimentazione ambiziosa che parte da un solco rodato e lontano, evoca radici antichissime dal sapore medievale e anche più remoto, ma si proietta ben oltre il XXI secolo, ci invita a esplorare l’universo, a sentirci parte di una dimensione virtualmente infinita dove è possibile riconquistare una perduta grazia.
L’album del gruppo aperto fondato da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape è fatto di ampie campiture corali, intrecciate con tappeti sonori che sono contemplazioni del sublime, il risultato è una collezione di 12 brani/apostoli da meditazione e preghiera, la metterei sullo stesso scaffale dei libri gialli e azzurri della Astrolabio/Ubaldini editore, potrebbe essere un’alternativa all’ossessivo gioco di pianoforte e cori firmato da Philip Glass per la inarrivabile colonna sonora di “Koyanisqaatsi” di Godfrey Reggio.
Come detto è musica da profondità abissale o da voli ad alta quota, e quindi senza mezze misure, da viaggio astrale ed etereo che culla l’anima e, evocando la memoria di un’eternità femminile dimenticata da cui si dipana l’umana avventura, si rivolge con tono di preghiera, invocazione, salmodia, al rude remoto antenato con clava e scarsa prospettiva di vita media che alberga nel dna di ciascuno di noi. Lo stesso che invita oggi mascolinamente a fare rutti reali e metaforici, a dare ascolto alla pancia del paese, a esibire una bassa virilità machista (“portiamo una donna al Quirinale”, Salvini dixit) riducendo l’altra metà del mondo, come diceva Mao, a condizioni di subalternità, e non parlo della dittatura talebana ma del qui e ora della realtà italica, con stipendi ridotti se sei donna e il datore di lavoro che ti chiede se hai intenzione di far figli al colloquio di lavoro. Altro che rutti.
Questa musica guarda decisamente altrove, indietro e oltre si diceva, è fatta di galleggiamenti, di nervi che si sciolgono e si rilassano come se facessero sauna in una Spa, musica che porta fuori dal corpo, non da viaggio on the road fatto di sudore e polvere (allora meglio B.B. King o George Thorogood), e così il suo pregio – arrangiamenti precisi, centellinati e cesellati, intelligenti incursioni nella tradizione della word music – è anche il suo limite: sicuramente meglio del biancospino in gocce che compri in erboristeria per placare le extrasistole dell’ansia e accomodarti in un placido sonno ristoratore e tornare ad affrontare la giornata seguente con più consapevole armonia e fede in una possibile riconquista della parità di genere, capace di accoglierlo con meno drammi e patemi.
Una musica che rasenta la perfezione, mai banale nella sua costruzione armonica – ascoltate ad esempio la circolarità di “Love’s consequences” – ma che – ecco il suo limite – mai si contraddice, scivola, si sporca, anzi si compiace di sé stessa, della propria necessità e lentezza fuori dal caos della storia. Insomma, è una musica che piacerebbe al Peter Gabriel di “Up” (cavolo, compie già 20 anni) e ai Dead Can Dance, ma anche loro, l’ex Genesis e il duo Gerrard-Perry, sul tappeto sonoro davanti al caminetto metterebbero un po’ di sesso in più, qualcosa di più carnale e ritmato, per attirare l’attenzione della plebe. Voto 6.

Lorenzo Morandotti (MusicMap)

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